il manifesto, mercoledì 10 novembre 2004, pag. 14

Una rivoluzione in pillole

Parla Carl Djerassi, il chimico che ha «inventato» il contraccettivo per via orale

LU. TA. BA.

Testardo e ambizioso. Fuggito dal regime nazista, arriva negli Stati uniti con l'obiettivo di scrivere il suo nome nella storia della scienza. Ci riuscirà, perché le sue ricerche hanno modificato la vita sessuale di donne e uomini
Forse non l'avrete mai sentito nominare. Ma c'è un uomo a cui le donne, e anche gli uomini, dovrebbero dedicare un pensiero di grata devozione. Fa (o meglio: faceva) il chimico, si chiama Carl Djerassi, ha collezionato un numero di riconoscimenti scientifici impressionante e, dopo aver insegnato e riflettuto per molti anni sul rapporto fra scienza e società, oggi si diletta a scrivere testi teatrali e non solo sulla scienza. E a raccogliere gli omaggi e le lusinghe che gli arrivano da tutto il mondo (ultime, quelle ricevute a Genova dove ha fatto rappresentare a degli studenti, per poi stimolarli al dibattito, la sua ultima opera ICSI, Di Renzo Editore). È un arzillo vecchietto di ottanta anni suonati, che ama sciare, che si compiace di raccontare la sua storia e che si definisce, con un sorriso, «arrogante e ambizioso». E almeno sulla seconda c'è da credergli. Viene da un ghetto di Vienna, da cui è scappato con la salita al potere di Hitler, per rifugiarsi prima in Bulgaria (paese di suo padre: il quale nonostante fosse divorziato, risposò la madre per farli scappare) e poi negli Stati Uniti , dove arriva nel 1939 a 16 anni. Dieci anni dopo, con una laurea in chimica e un'esperienza alla Ciba (che oggi si chiama Novartis), si ritrova in Messico, come direttore scientifico in una minuscola azienda farmaceutica. Con l'ambizione di sintetizzare per primi il cortisone. Grazie a lui ci riuscirono. Ma soprattutto riuscirono, nello stesso anno - il 1951 - a sintetizzare una sostanza analoga al progesterone. Era nata la pillola.
«Spesso - dice Djerassi - vengo considerato il padre della pillola. In realtà ci sono stati altri padri, come il biologo Gregory Pincus o il clinico John Rock. Ma per fare qualsiasi cosa non basta un padre, servono anche una madre e un'ostetrica. E la chimica è sempre la madre, la biologia il padre e la clinica l'ostetrica. Per costruire un composto sintetico il chimico deve pensarlo e, come un architetto, costruire l'edificio. Solo dopo ci potrà entrare il biologo che con i suoi test sugli animali si comporta come un gruppo di spermatozoi, uno per ogni esperimento. Lo spermatozoo vincente, quello che entra nell'ovulo e lo fertilizza, è l'esperimento che dimostra l'attività biologica del composto. E il bambino è quello che deve essere verificato sui pazienti: ed ecco che entra in gioco l'ostetrica, cioè il clinico, che deve effettuare i test per far nascere il bambino».
Eravate consapevoli che stavate per cambiare il mondo?
Sarebbe una bugia dire di sì e ci sminuirebbe dire di no. Il tempismo, cioè gli anni Sessanta, fu perfetto: e il clima ha facilitato il successo della nostra invenzione. Comunque, fin dalla fine degli anni Venti si sapeva che il progesterone (che non era stato ancora isolato e sintetizzato) aveva azioni contraccettive in modelli animali. Solo che non era attivo oralmente: per la contraccezione sarebbero state necessarie iniezioni quotidiane come per il diabete, un prezzo troppo alto. Veniva utilizzato per altri usi medici come mestruazioni troppo dolorose o esperimenti per combattere il cancro alla cervice. Noi volevamo - continua Djerassi - fare un composto artificiale simile al progesterone con le stesse funzioni ma attivo oralmente. Nel 1957 venne approvato per gli usi noti. Fu Pincus che si concentrò sulle applicazioni per la contraccezione».
Fatto sta che da allora si è potuto fare l'amore più liberamente. Una rivoluzione, ha scritto qualcuno...
Già. L'impatto sulla società è stato incredibile. Per la prima volta si è separata la contraccezione dal sesso. E questo è stato un fattore di liberazione non solo per milioni di donne. Finiva, ad esempio, la paura di gravidanze indesiderate. Fino ad allora il sesso e la riproduzione erano stati sempre intimamente legati, per ragioni biologiche. Ma non è più stato così, neppure in Italia. Il cui tasso di natalità, il più basso al mondo, era già limitato prima che (con difficoltà) venisse introdotta la pillola. Cioè: si facevano pochi bambini anche quando la pillola veniva utilizzata poco. Per ottime ragioni: che però non hanno nulla a che fare con la contraccezione. E di certo non perché gli italiani non facevano, e non fanno, più sesso.
Come vede il futuro di questa separazione?
Il fatto è che anche il concepimento si può fare senza sesso, almeno dal 1977, la prima fecondazione in provetta. Noi andremo sempre più in questa direzione. Tra 30-40 anni gli uomini e le donne potranno crioconservare i propri gameti e si faranno sterilizzare come avviene già non solo in Cina o Usa, ma anche in Inghilterra o nei paesi scandinavi. I figli si faranno quando si vorrà, senza preoccuparsi della contraccezione, che diventerà meno importante della «concezione» (nel senso di concepimento), e della infezione, nel senso che ci si dovrà continuare a preoccupare delle malattie sessualmente trasmissibili. Ed è lì che si dovrà concentrare l'attenzione. Non c'è nulla di male: in fondo sono 200 anni che «giochiamo a fare Dio».