Vanity Fair, n. 45, 4 novembre 2004, pag. 111

Ragazze, sapete perché non c’è ancora il “pillolo”?

di Enrica Brocardo

Si chiama Carl Djerassi e, sebbene il suo nome vi dica poco, è uno degli uomini che hanno fatto la storia: mezzo secolo fa inventò la pillola. E oggi, a 80 anni non ha ancora smesso di andare controcorrente. Per esempio…
Porta in scena ovuli e spermatozoi. Di questo si parla nelle sue commedie. Come Il sesso nell’epoca della riproduzione meccanica (Di Renzo Editore, Roma), che Carl Djerassi, 81 anni, noto come il padre ella pillola, presenterà a Genova, al Festival della scienza, il 7 novembre. Ebreo, Djerassi fu costretto a fuggire, nel 1938, da Vienna (dove aveva frequentato la stessa scuola di Freud). Diventò ricercatore chimico negli Stati Uniti, e, nel 1951, creò l’ingrediente principale della pillola: una versione sintetica del progesterone. Quella scoperta gli fu pagata dalla Syntex, l’azienda farmaceutica per la quale lavorava, un dollaro. Ma Djerassi aveva acquistato azioni della società. Costavano due dollari l’una, una trentina d’anni dopo ne valevano ottomila. Con una parte dei soldi comprò un ranch in California, che chiamò Syntex Made It Possible (come dire, “Grazie, Syntex”). Possiede una delle più importanti collezioni al mondo di opere di Paul Klee e, come scrittore (di romanzi e pièce teatrali), si è guadagnato i complimenti di Stephen Jay Gould. Oltre ad aver venduto 100 mila copie solo del suo primo libro, Il dilemma di Cantor (del 1989).
Si è sposato tre volte, la prima quando aveva 19 anni, l’ultima nel 1985. Ha avuto due figli, un maschio Dale, e la primogenita Pamela (morta suicida a 28 anni) che nacque in seguito a preservativo rotto (“comico, per l’inventore della pillola”, ammette). L’altra sua importante scoperta è un repellente per gli insetti.
Dovesse rinunciare a una delle sue invenzioni, quali sceglierebbe?
«Mi sta chiedendo se preferisco vedere più aborti illegali o più punture d’insetto? Scommetto che può indovinare da sola».
Ricorda il più bel ringraziamento ricevuto da una donna?
«Hai cambiato la mia vita».
E la critica più feroce?
«La pillola avvelena i rapporti».
Anche gli uomini le sono grati?
«Si, tranne quei maiali sciovinisti che vogliono tenere sotto controllo le donne».
C’è chi trova il sesso più eccitante con una percentuale di rischio.
«Se sono donne, sono masochiste; se uomini, maschilisti. È assurdo dire che separare la riproduzione del sesso lo rende meno divertente. Soprattutto in Italia, dove ogni famiglia ha in media 1,2 figli. Per quelli che non desiderano tanti bambini, e sono la maggior parte in Europa, il sesso per il sesso e la riproduzione per la riproduzione sono la norma. Anche se magari non lo ammettono».
Non le è mai venuto il dubbio di avere un po’ incasinato i rapporti fra i sessi?
«Si, ci ho pensato. La pillola ha indotto gli uomini a pensare che il controllo delle nascite sia responsabilità solo delle donne. Questo non lo accetto. Ed è il migliore argomento a favore del “pillolo”».
Lei, però, sostiene che non sarà mai pronto.
«Non è vero. La pillola per l’uomo, dal punto di vista scientifico, esiste già. Sono stati condotti parecchi studi, ma per brevi periodi. Perché nessuna grande compagnia farmaceutica è davvero interessata. Il problema è economico, non scientifico».
Alternative?
«La sterilizzazione».
Scusi?
«Diventerà il metodo più usato. In Cina, che vuol dire un quinto della popolazione mondiale, almeno dei coniugi, in oltre il 50% di coppie sposate, è sterilizzato. Negli Usa la percentuale è del 30%».
Non tutti apprezzano il suo entusiasmo per la vasectomia.
«È vero, in Italia gli uomini che scelgono di farsi sterilizzare sono molto pochi».
Mentre è molto usato il preservativo, che mette al sicuro dalle malattie sessuali. Avremo mai una pillola anticontagio?
«È possibile. Magari uno spermicida con proprietà antivirali. Purtroppo le industrie farmaceutiche non hanno alcun interesse. Si punta alla cura delle malattie per gli anziani, l’Alzheimer, il cancro, le patologie cardiovascolari».
In una sua commedia, An Immacolate Misconception, immagina che le donne potranno andare in banche piene di spermatozoi congelati. E prendere quello che serve. Gli uomini, diventeranno “inutili”?
«È già così. Fare un bambino è una questione che riguarda al 99,9% le donne. Noi uomini possiamo contribuire con uno spermatozoo e anche in questo siamo inefficienti. Dobbiamo eiacularne cento milioni perché uno penetri nell’uovo e, quando accede, non abbiamo più niente da fare per nove mesi».
Ha avuto due figli: ha mai pensato di farlo senza sesso?
«Sono diventato padre negli anni Cinquanta e la fecondazione in vitro è stata inventata solo nel 1977. Comunque non avevamo problemi di infertilità e io sono un grande fan di rapporti sessuali».
Metterebbe il suo seme in una banca?
«Ho fatto la vasectomia dopo aver deciso di non avere più figli. Quindi troppo tardi. Ma se fossi più giovane la considererei come polizza assicurativa».
Conosce la legge approvata in Italia che proibisce la fecondazione eterologa?