Fantappiè e l’omeopatia

Molte discipline a volte prendono a prestito modelli scientifici oppure approvazioni dal mondo della scienza, con la convinzione che tutto ciò che è scientifico sia più vero. Notiamo che in certi casi l’ombrello della scienza non è affatto indispensabile, ma può risultare addirittura controproducente.
Nel caso dell’omeopatia, spesso alcuni, per avvalorare i principi omeopatici, tirano in ballo scienziati, e tra questi anche Luigi Fantappié, matematico scomparso da una cinquantina di anni.
In realtà Fantappié non si è detto favorevole alle tesi omeopatiche, come si evince dalle parole pronunciate in occasione di un discorso tenuto da Antonio Negro sulla omeopatia. Egli si rifaceva ad un atteggiamento di chiusura della scienza ufficiale, e non solo di questi.

Ecco cosa disse:“Ho seguito con viva attenzione la relazione dell’amico Prof. Negro, con cui mi compiaccio vivamente per la chiarezza dell’esposizione e per l’interesse che ha saputo suscitare.
Ma soprattutto un punto veramente essenziale mi sembra emerga da tutte queste discussioni. E cioè che ai fatti presentati dalla medicina omeopatica si risponda con una obiezione che pretenderebbe di essere schiacciante, ma che invece, se accettata supinamente, sarebbe veramente deleteria con tanto per la medicina omeopatica, quanto per tutta la biologia e anzi addirittura per tutta la scienza. E cioè con l’obiezione che, non potendo esistere una molecola di sostanza nelle fortissime diluizioni usate dalla medicina omeopatica, non possa per questo aversi alcuni effetto.
Ora questo modo di ragionare, o sragionar, indica, nella medicina e nella biologia una tendenza a materializzare un po’ tutto, col risultato che ciò che non è materiale, pesabile, si ritiene inesistente. Ritengo francamente che questa mentalità sia disastrosa; i fisici e i chimici, che sono invocati in appoggio, hanno oggi già largamente superato tale mentalità.
Un mio illustre collega chimico-fisico rispecchiava infatti lo stato d’animo prevalente in detta categoria con queste parole che mi sembrano istruttive: “se tu chiedi ad un medico perché un aeroplano vola, ti risponderà: vola perché c’è una sostanza che si chiama “elevatina”; se cade, vuol dire che è venuta meno l’elevatina”; si è formata una “precipitina”, ma basta una iniezione di “elevatina” per rimetterlo in volo”. Ora noi sappiamo benissimo che il volo non è dovuto a nessuna sostanza specifica, ma che dipende da un’armonia di parti, di ingranaggi, che non sono legati affatto a sostanze chimico-fisiche.
Troppi biologi e medici posseggono la mentalità della “elevatina”. Da ciò la necessità di riesaminare e di rifare la biologia, con una mentalità più aggiornata. Nel rifiutarsi di esaminare i fatti, perché non corrispondono allo schema della sostanza materiale, con cui si vorrebbero rappresentare, si compie lo stesso errore di quell’avversario di Galileo che, invitato a guardare nel cannocchiale per vedere le macchie solari, rifiutò di guardarvi, perché tanto era sicuro che non ci potevano essere. Siamo di fronte alla stessa assurdità scientifica (mentalità medievale nel senso cattivo della parola), che vuol attribuire valore alle conclusioni nostre o ai nostri pregiudizi, a dispetto di quel che ci viene detto dalla natura. È un atto di superbia, che non ha nulla a che vedere con la scienza.
Molto importante la affermazione del Prof. Toffoli, sulla importanza che può avere in un essere vivente l’acqua. Perché si deve dare tanta importanza alle sostanze in soluzione e nessuna al solvente?
Nello schema da me proposto con la mia “teoria unitaria” mi sembra verosimile che la vita protoplasmatica possa consistere in un processo di “antisoluzione”, un processo cioè “duale” della soluzione. Tanto nel fenomeno di soluzione, come nel fenomeno eventuale di antisoluzione (duale), il processo vero e proprio è fatto dal soluto e dal solvente e nel fenomeno non si può separare l’una cosa dall’altra. Quindi, per esempio, non si può escludere che, quando c’è stata in soluzione una certa sostanza, la sua presenza e la succussione operata nel complesso, possa apportare modificazioni nel solvente. Anche se non c’è nessuna molecola di soluzione, però c’è stata, ed è verosimile che il solvente, come tale, sia stato modificato. Esso insieme a qualche particolare attitudine a produrre certe soluzioni, può avere acquistato anche analoghe attitudini per produrre o favorire i processi duali, e cioè proprio quei processi di “antisoluzione”, costituenti la vera vita protoplasmatica.
Con ciò mi sembra che il richiamo del Prof. Toffoli sull’importanza dell’acqua, viene proprio a collegarsi in modo interessante sia con i problemi omeopatici, sia forse con i problemi generali connessi con la vita del protoplasma, come possono essere prospettati nel quadro della mia teoria unitaria.”

Per conoscere il pensiero di Luigi Fantappiè, si possono leggere i seguenti libri, pubblicati da Di Renzo Editore:

Luigi Fantappié   Conferenze scelte
Luigi Fantappié   Principi di una teoria unitaria del mondo fisico e biologico

Giuseppe Arcidiacono   L'uomo, la vita, il cosmo
Giuseppe e Salvatore Arcidiacono Entropia, sintropia, informazione

Salvatore Arcidiacono   L'evoluzione dopo Darwin
Salvatore Arcidiacono   Problemi e dibattiti di biologia teorica