Coelum, maggio 2006, pag. 71, recensioni

Nella nebbia in attesa del sole

Rodolfo Calanca

(Nella nebbia, in attesa del sole. Giorgio Di Bernardo Nicolai, Di Renzo Editore, Roma, 2005)

Il giornalista scientifico Giorgio Di Bernardo Nicolai ha l’innegabile merito, insieme all’appassionato editore Di Renzo, di presentare in questo libro (basato su di una lunga intervista) Luigi Broglio, una eccezionale figura di scienziato e di tecnico; un giusto tributo al fondatore dell'astronautica italiana.
Alle nuove generazioni questo nome probabilmente dice poco ma per chi seguiva con attenzione negli anni Sessanta le imprese spaziali e lo sbarco sulla Luna, Broglio era una presenza costante ed autorevole in TV e sui giornali nella sua veste di massimo esperto nazionale di problemi aerospaziali.
Era nato a Mestre nel 1911 e si era laureato in matematica e in fisica nel 1940, diventando professore alla scuola di ingegneria aeronautica di Roma nel 1946. Nel 1950 divenne “visiting professor” all’Università americana di Purdue. In quegli anni Broglio, anche dopo il suo ritorno in Italia, si dedica a studi di avanguardia sulle forze aerodinamiche tangenziali a velocità supersoniche per cercare di comprendere il comportamento delle ali a freccia degli aerei e dei pericolosi cambiamenti di assetto dei velivoli. Occupatosi fino al 1956 soprattutto di aerei, dopo il lancio del primo Sputnik cominciò ad interessarsi all'astronautica. E furono anni difficili. Come dice lo stesso Broglio (p. 37): “in Italia la maggior parte delle persone pensava che l’attività spaziale fosse un’utopia. Anche i più illuminati ritenevano che sarebbe stata come una corsa alla conquista del Polo, destinata a spegnersi presto. Faticai perciò non poco a convincere il consiglio di facoltà della scuola di ingegneria aeronautica... ad istituire un corso in due anni di missilistica”.
I contatti con il grande fisico Edoardo Amaldi diedero frutti insperati: egli ricevette la richiesta di impegnarsi non solo nella ricerca spaziale, ma a portare l’Italia nello spazio, in tempi in cui solo l’Unione Sovietica e gli USA disponevano della tecnologia spaziale e di poligoni di lancio adeguati. Nacque così il mitico poligono S. Marco che fu unanimemente riconosciuto (ma non in Italia) come una delle meglio collocate basi di lancio dell’intero pianeta. I primi esperimenti di lancio furono eseguiti in Sardegna al poligono di Perda Is Furonis, ed avvennero in collaborazione con la NASA. Il programma San Marco ebbe successo ma, come spesso capita in Italia, al successivo sviluppo dei progetti astronautici di Broglio furono frapposti ostacoli di ogni genere, fino ad un suo quasi totale black out tra il 1967 ed il 1970. L’attività riprese un certo vigore con il lancio, avvenuto il 12 dicembre 1970, del satellite Uhuru per conto della NASA, che aveva lo scopo di individuare sorgenti di raggi X.
Purtroppo però il programma San Marco cominciò a declinare, perdendo importanza di anno in anno a causa dello scarso appoggio finanziario e per l'indifferenza del mondo scientifico nazionale.
Broglio morì nel 2001 e, come tutti, ha avuto ammiratori e detrattori, ma concordo pienamente con Di Bernardo Nicolai quando scrive che "Fra cinque anni avremo il centenario della nascita: personalmente mi auguro che questa straordinaria figura di scienziato sia adeguatamente ricordata sotto il profilo umano e scientifico.