NOTIZIARIO TIBURTINO, n. 1, gennaio 2003, pag. 8

Nell’aula magna del L.S.S. «L. Spallanzani»

Il giro del mondo in 80 minuti

Umberto Guidoni racconta il fascino del suo viaggio nello spazio

Paola Mosti

A dodici anni lo aveva scrutato con un telescopio di poche lire. A quindici aveva vissuto, guardando la TV, l'emozione di un evento storico: il primo uomo sulla Luna. E aveva sognato, quello che allora sembrava a tutti un sogno. E basta. E invece no. UMBERTO GUIDONI, professione astronauta, racconta nel libro "Il giro del mondo in 80 minuti" [Di Renzo Editore, Roma] il fascino e le emozioni di un viaggio, ma anche la conoscenza e la competenza che lo hanno portato a superare dure prove di selezione per far parte dell'equipaggio del 104° volo dello Space Shuttle, partito il 19 aprile 2001 alle 14.41 (20.41 ora di Roma). Una professione iniziata per aver partecipato, anche se un po' scettico, a un bando di concorso. Dopo aver superato brillantemente le selezioni, i test medici e attitudinali, disse a mia moglie: "Andiamo a Houston per un anno e poi torniamo". Era il 1989. Ci sono rimasti dieci anni.
Guidoni ha recentemente incontrato gli studenti del liceo scientifico "Lazzaro Spallanzani" di Tivoli per presentare il suo libro. Poco più di cento pagine, in uno stile facile e scorrevole, ricco di foto spettacolari: il decollo, la squadra, la Stazione Spaziale, la Terra, la bandiera italiana consegnata da Ciampi... per raccontare la vita sullo Shuttle, nella Stazione Spaziale e lo scopo del viaggio. Un diario di bordo. 13 giorni per portare in orbita e agganciare alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) il Canadarm 2 un braccio robotico che servirà da gru per completare la costruzione della stazione stessa. L'orgoglio di esserci. Nell'aula magna del liceo, gremita di studenti attenti e curiosi, alla presenza del Dirigente Scolastico Luisa Rettighieri, sempre pronta ad accogliere nella scuola convegni, iniziative e personaggi che possano essere di esempio e di stimolo per i giovani, Umberto Guidoni è stato tempestato di domande, di foto e di richieste di autografi.
"Per la mia generazione era un sogno - ha esordito Guidoni - per voi una realtà che molti avranno la possibilità di vivere personalmente. La mia generazione ha appena iniziato. La Stazione Spaziale Internazionale è solo il primo gradino per arrivare alle stelle. Abbandonare questo pianeta per arrivare all'infinito. La paura di volare non c'è, è sotto controllo - ha spiegato Guidoni a una platea particolarmente attenta - perchè veniamo addestrati sin dal primo momento ad affrontare e tenere sotto controllo le emergenze. Il rischio fa comunque parte del nostro mestiere".
Mangiare? E' più complesso. Pasti preparati , già cotti e disidratati. Basta aggiungere acqua e fare attenzione che non voli un pezzetto di cibo nella cabina, se così fosse, bisogna rincorrerlo per evitare che si conficchi tra gli strumenti di bordo. Non si beve, si eliminano i liquidi in eccesso, c'è disidratazione rispetto alla Terra e inoltre la posizione dall'alto verso il basso fa eliminare il calcio tramite le urine. Dopo qualche mese si perde il 10 per cento del calcio totale.
Cosa facciamo in orbita? Test per analizzare, per esempio, questa sintomatologia simile all'osteoporosi. E inoltre le conseguenze dell'assenza di gravità sul metabolismo.
La costruzione della Stazione Spaziale, a cui partecipano più di venti paesi, si trova a 400 Km. dalla superficie terrestre. Iniziata nel 1998, è tuttora in corso di progettazione. Quando, tra il 2005 e il 2006, la fase di assemblaggio sarà finita la Stazione Spaziale, 108 metri per 88, ospiterà equipaggi composti da sette astronauti, attualmente sono tre, che si daranno il cambio ogni tre-quattro mesi. In questo laboratorio, dove non c'è la forza peso, dove non si cammina e quindi la vita organizzata è diversa, vengono studiati molti fenomeni fisici, ovvii sulla Terra, ma che in orbita non avvengono però allo stesso modo. Il moto convettivo per esempio non si verifica. Se non ci fossero appositi ventilatori, si potrebbe morire soffocati dalla propria anidride carbonica perché l'aria non si muove. Si effettuano studi in campo biologico, medico e fisico mentre ogni 45 minuti c'è luce e poi di nuovo la notte. Le operazioni nello spazio sono infatti legate a un ambiente difficile. La tuta per le attività extra è progettata per sopravvivere in un ambiente veramente ostile in cui le temperature oscillano tra i - 100°C e i +200°C in pochi secondi. Ma martedì 1° maggio 2001 lo Shuttle ha toccato una delle piste della base di Edwards sulla terra, lasciandosi alle spalle la ISS il luogo più remoto abitato dall'uomo. Il viaggio di Guidoni, un tempo solo sognato, era diventato realtà.