il manifesto, sabato 19 agosto 2006, pag. 15

Missione Luna senza complotti

Giulia Sbarigia

Intervista a Umberto Guidoni, astronauta e europarlamentare del Pdci, due volte in volo nello spazio. Le teorie dietrologiche? «Sono frutto del clima della guerra fredda»
«Vi sorprenderebbe scoprire che il più grande momento della nostra storia recente potrebbe non essere mai accaduto?», così recitava l'invito all'anteprima di Capricorn one. Il film di Peter Hyams, con la Nasa intenta a simulare la missione su Marte in uno studio televisivo, traduceva in pellicola i dubbi dell'immaginario. I dubbi sullo spazio, ancestrali o teorie del complotto, non sono mai sopiti, tornano a manifestarsi tutte le volte che si parla dello sbarco sulla Luna e ora che la Nasa si è persa i nastri originali dell'atterraggio di Neil Armstrong, la questione si riaccende.
Ne abbiamo parlato con Umberto Guidoni, astronauta e europarlamentare dei comunisti italiani, che a bordo dello Space Shuttle Columbia ha compiuto il giro del mondo in 80 minuti (come recita il titolo del suo libro pubblicato da Di Renzo Editore).

La perdita dei nastri ad alta definizone della Nasa ha dato nuova linfa alla querelle intorno all'atterraggio dell'Apollo 11 sulla Luna. Com'è possibile che l'agenzia spaziale americana abbia commesso un errore tanto grossolana?
Credo che questa storia sia venuta fuori per caso. La Nasa già da tempo sta riversando su supporto digitale tutto il suo archivio, a partire dalle missioni più recenti e fino a quelle più antiche. Arrivati al 1969 si sono accorti di aver smarrito le immagini originali. Ma io non penso che siano andate perdute, piuttosto saranno chissà dove nell'archivio, come ha spiegato la Nasa stessa. È materiale che nel corso degli anni è passato da una mano all'altra, le persone che se ne sono occupate saranno in pensione o addirittura morte. Certo questa vicenda dà nuovo slancio alle persone che speculando sul filone della dietrologia, che in America è fiorente. Ma in realtà le teorie del complotto si possono confutare in vario modo. L'argomento più forte a sostegno della veridicità dell'atterraggio è il clima della guerra fredda in cui tutto questo è avvenuto. Se i russi avessero avuto dei dubbi sulla missione americana penso che avrebbero tirato fuori tutta la documentazione per demolirli.

È dall'inizio del '70 che l'uomo non mette piede sulla Luna, e l'esplorazione dello spazio si limita a lunghe o brevi permanenze sulla stazione internazionale. Perché?
La risposta è proprio nell'origine delle missioni lunari nate nel clima della guerra fredda. Sono state un grandissimo risultato tecnologico, ma si portavano dietro un peccato originale: l'affermazione politica, prima ancora che scientifica e tecnologica. Per questo si investì moltissimo e si ottennero risultati in breve tempo, in meno di dieci anni si arrivò dai primi voli nello spazio all'atterraggio sulla Luna, tant'è che allora si pensava che saremmo arrivati su Marte per la fine del secolo. Così non è stato, una volta che è venuto meno il motivo principale sono mancate le risorse economiche e le motivazioni. Oggi andare sulla Luna ha sicuramente un carattere di prestigio, ma sono soprattutto le spinte scientifiche a motivare una nuova missione. Se ne parlerà tra 12 anni, ma a quel punto il viaggio sulla Luna sarà diventato di routine, non sarà più una cosa eccezionale.

Ci sono programmi per lo sfruttamento della Luna, dal radiotelescopio sul lato oscuro della Luna al combustibile Elio 3. Sono progetti sostenibili?
Penso che siano progetti ragionevoli che servono anche a giustificare gli enormi costi della tecnologia necessaria a tornare sulla Luna.

Si può parlare di rispetto dell'ambiente quando ci riferiamo Luna?
La definizione è al limite, ma è un modo ragionevole di porsi il problema, dobbiamo darci delle regole generali. Tutto quello che è sotto l'orbita terrestre è regolato da accordi internazionali: non si può possedere un territorio fuori dalla Terra. Non ci saranno nuove colonie nello spazio, mi auguro. Sarà piuttosto una situazione simile a quella dell'Antartide con basi esplorative, speriamo internazionali, e lavoro d'equipe nell'interesse della scienza.

Oggi lei siede al parlamento europeo, ha lavorato all'Agenzia spaziale europea (Esa), ente che ha rappresentato volando due volte nello spazio. L'Esa e l'Europa possono competere con gli Usa?
Non siamo ancora in grado di essere un'alternativa agli Usa, ma il ruolo dell'Europa è cresciuto da un punto di vista scientifico, per quanto riguarda la tecnologia spaziale: satelliti automatici, sonde.. pensiamo alle diverse missioni su Marte con il Marx Express, o alla nuova sonda che andrà su Venere. Ma per quanto riguarda il volo umano non possiamo reggere il confronto con gli Stati uniti, anche perché non abbiamo un veicolo. Gli astronauti europei utilizzano il veicolo americano o quello russo.

E la Cina a che punto è?
Ha bruciato le tappe con un grande impegno, anche economico. La Cina è arrivata terza dopo russi e americani per quanto riguarda il veicolo per il trasporto di astronauti. Lo ha fatto in maniera intelligente, sfruttando la tecnologia russa. Ora cominciano a parlare della costruzione di una stazione spaziale in orbita e di una base sulla Luna. C'è un aspetto politico e uno scientifico che muove i cinesi, ma c'è anche il tentativo di fomentare il senso di appartenenza alla nazione.

Può spiegare questo strano effetto del rallentamento del pensiero cui sono soggetti gli astronauti nello spazio?
In assenza di peso il nostro organismo si trova in una situazione completamente nuova: cambiano le coordinate, i punti di riferimento, nello spazio alto e basso non significano nulla per il corpo. In volo quindi bisogna abituarsi alla nuova realtà, ricalibrare il sistema, il 90% dei sensori, che si basano sul peso del nostro corpo, non funzionano più. Una parte del cervello tenta allora di risolvere il conflitto fra le informazioni che arrivano dal sistema dell'equilibrio, nell'orecchio, e le immagini fornite dagli occhi; questo fenomeno tiene impeganto il cervello e rende quindi più lente le altre attività.

Ma com'è il cibo spaziale?
Le pasticche che si usavano sull'Apollo, o il cibo nel tubetto da dentifricio delle prime missioni, non esistono più. Ora il cibo viene preparato sulla Terra, è cotto e disidratato, in volo basta aggiungere un po' d'acqua e stare attenti che non voli in giro per la navetta. Il catering si è evoluto, ma certo non si tratta di pasti appetitosi.