Domande & Risposte
Umberto Guidoni

Durante gli incontri per presentare il suo libro "Il giro del mondo in 80 minuti" Di Renzo Editore, Umberto Guidoni risponde a centinaia di domande. Qui sotto ne riportiamo solo alcune.

Istituto Tecnico per il Turismo "Livia Bottardi" di Roma

- Come appare la Terra vista dallo spazio?

"E’ un’esperienza unica, che costringe a cambiare le unità di riferimento e le dimensioni a cui siamo abituati. Ci sono dei fenomeni su grande scala che sono visibili solo dallo spazio; ricordo che, passando sul deserto del Sahara, si vedeva un’enorme tempesta di sabbia che, un giorno dopo, si muoveva sopra l’Oceano Atlantico. La Terra sembra più piccola e non si può non notare la sua fragilità. E’ un’oasi abitata immersa in un oceano di tenebre che mostra tutta la sua vulnerabilità.

Se dovessi dare un colore dominante alla Terra direi che è l’azzurro, perché gran parte del globo è coperto di acqua, ed insieme all’azzurro ci sono le sfumature bianche delle nuvole.

- Che cosa si prova in assenza di gravità?

Si parla di assenza di peso e non di gravità, che invece è sempre presente ed è la forza che fa compiere alla navicella la sua orbita.

Me la possa cavare con una battuta, si sta "leggeri" ma una risposta vera è più complicata. C’è un periodo di adattamento, appena arrivati in orbita, che può durare poche ore o qualche giorno, di cui il nostro corpo ha bisogno per orientarsi nella nuova condizione in cui non c’è più alto e basso. In una situazione in cui muoversi non richiede alcuna fatica, il cervello ed i muscoli devono imparare a coordinarsi. Quindi, all’inizio, ci si sente come un pesce fuor d’acqua, poi si "impara a nuotare" ed ho usato questo verbo non ha caso perchè essere in assenza di peso assomiglia molto a trovarsi immerso nell’acqua, la stessa sensazione di galleggiamento ma senza l’acqua!

- Ha mai avuto paura nello spazio?

No, la paura e’ in qualche modo rimossa dal fatto che le operazioni sono state ripetute talmente tante volte da essere divenute familiari. Naturalmente siamo ben consapevoli dei rischi, ma proprio per questo non c’e motivo di aver paura. Contrariamente a quello che si crede, gli astronauti non sono affatto dei temerari, anzi direi che lo scopo dell’addestramento e’ proprio quello di valutare i rischi per saperli affrontare e per cercare di minimizzarli.

- Come si passa il tempo sulla navicella, nelle pause dal lavoro?

Trovarsi in orbita è un po’ come vivere in una realtà in cui il tempo sembra accelerare: ci vuole circa un’ora e mezza per effettuare un’orbita intorno alla Terra ed in quei novanta minuti e’ racchiuso un intero giorno terrestre con un alba, un giorno di 45 minuti, un tramonto ed una notte della stessa durata. Naturalmente per le attività a bordo si usa il tempo terrestre, quello di Houston per lo Shuttle e quello di Greenwich (GMT) per la Stazione. La mia attività preferita nelle rare pause, che possiamo chiamarle "tempo libero", durante la permanenza sulla Stazione Spaziale Internazionale era guardare la Terra e l’immagine che mi è rimasta più impressa è ovviamente quella dell’Italia: un ponte sul Mediterraneo tra Europa ed Africa.

- Com’è la vita quotidiana a bordo? Come si mangia, come ci si lava e come si dorme?

L’attività di bordo e pianificata nei dettagli e si segue alla lettera quello che viene chiamato "piano di volo". Normalmente si lavora per 12 ore, con un periodo di sonno di 8 ore e le restanti quattro ore, due prima e due dopo il periodo di riposo, vengono utilizzate per le attività personali. Anche se si ha una giornata simile a quella terrestre, il continuo cambio tra luce e buio crea una sfasatura che finisce per aumentare la stanchezza alla fine della giornata di lavoro.

Anche per le attività più comuni come mangiare, dormire o fare sport ci si trova a fare i conti con l’assenza di peso, che rende tutto molto più difficile. Non ci può essere acqua corrente e ci si lava con sapone senza schiuma che si toglie con panni umidi; per mangiare bisogna utilizzare dei contenitori di plastica, che contengono cibi precotti e disidrati, altrettanto per le bevande che si sorseggiano con la "cannuccia".

Per dormire si usano dei sacchi a pelo stesi fra il soffitto d il pavimento: nello spazio si dorme "in piedi".

Labriola III C indirizzo tecnologico

- La professione di Astronauta è riservata a una ristretta élite oppure anche un ‘comune mortale’ può sognare di andare sullo spazio?

Attualmente il volo spaziale è riservato solamente ad un gruppo di piloti e scienziati selezionati dalla NASA e dall’ESA come parte del corpo astronauti. Si stanno però già facendo i primi esperimenti di voli suborbitali con navicelle di fabbricazione privata, come la Space Ship One della Scaled Composites. A breve credo sarà possibile avventurarsi nello spazio come turisti a bordo di varianti di questa navicella, il cui brevetto è già stato acquistato dalla Virgin Galactic Airways che sta progettando di lanciare, entro il 2009, una serie di voli commerciali dal suo "Spaceport America" nel New Mexico per la "modica cifra" di 200.000 dollari.

- E’ verosimile che a causa di un progressivo cambiamento climatico il genere umano si veda costretto a emigrare sulla Luna o su di un altro pianeta?

Mi auguro che viaggiare nello spazio ed esplorare nuovi mondi possa essere una libera scelta e non sarà dettata dalla necessità di sopravvivere alle catastrofi generate dai cambiamenti climatici prodotti dall’attività umana.

Per la Luna, la Nasa è già impegnata nella preparazione di missioni di esplorazione umana alla fine del prossimo decennio. Tra 30-40 anni comincerà l’esplorazione di Marte ed entro il prossimo secolo, sarà possibile stabilire colonie umane autosufficienti. Da lì, ci si potrà spingere verso la periferia del nostro Sistema Solare ed esplorare i satelliti di Giove, alcuni dei quali, come Europa, con distese di ghiaccio che ricoprono oceani di acqua dove potrebbe essersi sviluppate forme di vita aliene.

Forse qualche centinaio di anni saranno sufficienti per sviluppare le tecnologie che ci permetteranno di costruire piccoli pianeti artificiali autosufficienti, delle vere e proprie "oasi abitate" in grado di navigare per moltissimo tempo negli abissi cosmici, portando con se una comunità in evoluzione, pronta ad istallarsi su altri pianeti abitabili.

- Esistono progetti di collaborazione Nasa-Asi? Per quale tipo di missione?

L’ASI e’impegnata con l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) a sviluppare dei moduli abitati per la Stazione Spaziale Internazionale (SSI). Uno di questi Columbus, ormai completato, sarà lanciato alla fine di quest’anno e diventerà il secondo laboratorio della Stazione Spaziale. L’Italia ha già realizzato i 3 moduli logistici (Leonardo, Raffaello e Donatello) utilizzati dalla Nasa per il rifornimento della SSI. L’ASI partecipa anche con esperimenti scientifici alle sonde automatiche lanciate ad esplorare Marte e, naturalmente, all’orizzonte c’è la possibilità di partecipare, in cooperazioni con altre agenzie spaziali, alle spedizioni umane verso il pianeta rosso che avverranno nei prossimi decenni.

- Il Pianeta Rosso si sta realmente avvicinando alla Terra o è solo un illusione? Quali i prossimi passi?

La realizzazione della Stazione Spaziale Internazionale, che ha visto lo sforzo congiunto di quasi 20 paesi, non è che il primo passo verso l’esplorazione dello spazio. Nel futuro vedo la possibilità di tornare sulla Luna per impiantare una base scientifica permanente e, fra qualche decennio si potrà arrivare allo sbarco su Marte. Quando sarà completata, la Stazione diventerà il porto di imbarco per gli equipaggi che lasceranno l’orbita attorno alla Terra per spingersi verso Marte e verso altri mondi.

 

Liceo Scientifico Innocenzo XII classe IVD

- Quale preparazione psico-fisica bisogna svolgere per intraprendere un viaggio spaziale come quelli da lei effettuati?

La preparazione, sia psicologica che fisica, comincia appena sono nominati i membri dell’equipaggio. Da quel momento, sono trasferiti fisicamente nello stesso ufficio e svolgono un’attività comune che li porta a conoscersi meglio ed ad imparare a lavorare insieme come un team. C’e’ anche uno psicologo che segue la loro attività insieme ad un medico che si occupa dell’equipaggio sia a terra che durante la missione in orbita. Per la parte fisica gli astronauti hanno una palestra ed una piscina a disposizione e possono scegliere l’attività più congeniale; non si deve diventare dei campioni ma solo essere allenati. Io avevo scelto il nuoto e la bicicletta.

- Secondo lei ci sarà una possibilità di incontro con altre forme di vita e se così fosse in
quale modo ci metteremo in contatto?

E’ una domanda a cui e’ difficile dare una risposta. L’universo e’ formato da un numero incredibilmente grande di galassie, ciascuna con miliardi e miliardi di stelle. Basta assumere che una stella su mille abbia pianeti, e che solo un pianeta su mille abbia condizioni adatte alla comparsa di forme di vita, per avere immediatamente un grandissimo numero di pianeti che potrebbero essere abitati da forme di vita più o meno intelligenti. Ma le stesse dimensioni, che da un lato ci fanno ben sperare, dall’altro ci dicono che queste eventuali civiltà sarebbero così lontane tra loro che sarebbe estremamente difficile comunicare e praticamente impossibile immaginare un viaggio da un pianeta all’altro. Con le immense distanze che separano le stelle, se si inviasse un segnale radio - che viaggia alla velocità di 300.000 km al secondo - bisognerebbe aspettare centinaia e forse migliaia di anni per la risposta. Quale civiltà sarebbe capace di mantenere in piedi un progetto per un millennio?

 

III As dell' ITIS A. EINSTEIN

- Quando ha deciso di diventare astronauta la sua scelta è stata contrastata o favorita dalla famiglia?

Io ero un fisico e lavoravo al CNR su esperimenti scientifici da satelliti. Quando uno di questi satelliti fu scelto dalla Nasa per una missione congiunta con l’Agenzia Spaziale Italiana, ci fu un concorso pubblico ed io decisi di partecipare. Era il sogno da ragazzo che poteva realizzarsi. Partecipai alla selezione con la quasi certezza di essere scartato. Invece le cose sono andate diversamente. Alla fine, ci siamo ritrovati in due ed entrambi fummo inviati negli Usa per cominciare l’addestramento presso la Nasa.

Sinceramente io non dissi nulla, anche perché ero tutt’altro che certo di essere prescelto. Poi arrivò la chiamata e dovetti dire a mia moglie che si partiva per gli Stati Uniti. Lei era contraria ma mi lasciò fare, le dissi che saremmo stati via un anno ma, alla fine, rimanemmo undici anni. Mia moglie, scherzosamente me lo rinfaccia ancora oggi.

- Come sono scelti i componenti di una missione (età, esperienza, nazionalità, competenze specifiche, ecc.)?

L’Italia svolge un ruolo di primo piano nella realizzazione della Stazione Spaziale Internazionale. Questo impegno del nostro paese ha certamente facilitato la mia assegnazione al secondo volo, ma essere scelto per partecipare ad una missione spaziale e’ sempre un processo lungo e complesso dove, accanto alle doti individuali, alla preparazione ed al calendario dei voli disponibili, c’e’ bisogno anche di un pizzico di fortuna.

Ogni missione dello Space Shuttle è diversa e richiede delle conoscenze tecniche e scientifiche particolari. Poi c’è bisogno di una lunga preparazione, mirata sopratutto a integrare i singoli astronauti in un equipaggio. Le attività in orbita richiedono competenze in molte discipline che non si possono trovare tutte in un singolo individuo. Quello che conta e’ il "team" ed il training e’ mirato a costruire questo rapporto di fiducia all’interno dell’equipaggio.

- Il fascino del mistero e dell’ignoto rimane anche dopo una missione?

Il fascino di varcare i confini della conoscenza, di scoprire nuovi orizzonti, rimane inalterato. Una missione nello spazio non diminuisce la meraviglia rispetto al cielo stellato, alla grandezza dell’universo, ma cambia la sensibilità verso il nostro pianeta. Guardare la Terra dall’esterno, mi ha provocato un’emozione enorme. Con uno sguardo potevo abbracciare una parte del pianeta con la sua colorazione azzurra che si stagliava contro il buio profondo dello spazio. Alla luce dell’alba si poteva vedere il sottile strato dell’atmosfera che protegge la vita sulla Terra dai rigori dello spazio vuoto e freddo e questa estrema fragilità mi ha colpito più di qualsiasi discorso sulla conservazione dell’ambiente.

- Gli incidenti durante le missioni, sia lievi ( impatto con detriti ) che gravi (Columbia) influiscono sulle spedizioni successive?

Sicuramente si. Dopo il tragico incidente del Columbia e la perdita del suo equipaggio la Nasa ha bloccato i lanci dello shuttle per oltre 3 anni. Prima di riprendere i voli della navetta spaziale è stato necessario mettere a punto dei sistemi di verificare per impedire che la rottura di una piastrella potesse produrre un incidente paragonabile a quello del Columbia. Comunque, nonostante le cure, è emerso che lo space shuttle è ormai prossimo alla pensione e verrà ritirato entro il 2010.

- Quali sono le problematiche in fase di atterraggio?

L’incidente del Columbia del 2003 ci ha dimostrato che anche l’atterraggio ed il rientro sono fasi molto delicate dei voli spaziali. Vi sono diverse problematiche che bisogna affrontare durante tale manovra. Innanzitutto l’angolo di rientro dello Shuttle nell’atmosfera deve essere molto preciso, altrimenti si rischia di rimbalzare sull’atmosfera o di rientrare con un angolo troppo ripido rischiando di bruciare. Inoltre lo shuttle rientra a terra come un grosso aliante, senza poter utilizzare i motori e quindi si ha una sola possibilità di atterraggio. E’ per questo motivo che si cercano sempre condizioni meteorologiche quasi perfette per il rientro.

- Nello spazio ci sono problemi di disidratazione ?

Si. In assenza di peso i fluidi si spostano verso l’alto e si ha la sensazione di essere gonfi e peni di liquidi. La risposta dell’organismo e quello di liberarsene; si va spesso al bagno e si beve poco o nulla per oltre 24 ore. In questo periodo, si sono persi circa due litri di fluidi e ci ritrova, quindi, in uno stato che sulla Terra verrebbe considerato di forte disidratazione.

.