GIOIA, 18 aprile 1996, n. 16, p. 204, personaggi

Una donna tra le stelle

Marina di Leo

Una vita tra le stelle e studiare le complesse leggi che regolano l'universo: questa è senza dubbio un'avventura straordinaria, ricca di emozioni e scoperte, di soddisfazioni, ma anche di grandi fatiche. E l'ultima fatica di Margherita Hack, la più nota astrofisica italiana, è il libro Una vita tra le stelle, pubblicato da Di Renzo Editore, nella nuova collana "I dialoghi" che proporrà una serie di incontri con personaggi interessanti, noti o meno, che però, in vari settori, hanno segnato la storia di questi decenni. Con un linguaggio semplice e uno stile colloquiale, reso ancora più immediato e comprensibile dalla forma del dialogo, la scienziata offre al lettore un quadro aggiornato e completo degli studi e delle scoperte compiute negli ultimi cinquant'anni dall'astrofisica a livello mondiale. Il libro si apre con un'introduzione biografica nella quale l'autrice rievoca gli anni della sua formazione, l'approccio con la scienza, i momenti salienti della sua carriera intrecciati con le tappe importanti della vita personale, dei suoi sentimenti e delle cose in cui crede.
Poi, senza abbandonare il tono pacato e disinvolto, la Hack si addentra nel cuore delle questioni scientifiche più importanti, inquadrandole dal punto di vista storico e teorico. Dall'analisi del contributo che lo sviluppo della tecnologia ha dato all'astronomia allo studio dell'evoluzione delle stelle azzurre e delle nane rosse fino alle supernovae, per poi affrontare le teorie recenti e passare sull'origine dell'universo, il mistero della nascita e dell'esplosione di una stella, della formazione dei buchi neri e dell'esplorazione di altri sistemi per arrivare a porsi, alla fine, la domanda cruciale se possono esistere o meno altre forme di vita nell'universo.

Professoressa Hack, chi è per lei il lettore ideale di "Una vita tra le stelle"?
Chiunque abbia interesse all'argomento può leggerlo, non è necessario possedere particolari nozioni. Tuttavia lo raccomando ai giovani, agli studenti che si sentono attratti dalle scienze astronomiche, a loro rivolgo un'avvertenza perché affrontino gli studi con consapevolezza.
L'osservazione delle stelle, che è attività di grande fascino e impatto emotivo, è solo una parte del lavoro dell'astronomo: prima di tutto occorre diventare un buon fisico. Chi avrà pazienza di arrivare in fondo al libro troverà un capitolo dedicato a che desidera intraprendere questa strada. A parte questo, sono convinta che la conoscenza delle leggi che regolano l'universo sia uno strumento utilissimo per liberare la mente dalle superstizioni e dalle paure che condizionano la comprensione della realtà che ci circonda. Penso che sia dovere di ogni scienziato sforzarsi di divulgare queste conoscenze. Amo la scienza e dopo tanti anni continua a piacermi questo lavoro, perché mi diverte e appaga il mio gusto per la competizione. Senza questo gusto per la lotta, per la gara, sono sicura che non sarei arrivata da nessuna parte.

Il suo non è un lavoro usuale per una donna. Che cosa l'ha aiutata nella carriera?
Non credo che il fatto di essere donna mi abbia danneggiato nel lavoro. Certo, quando si è trattato di vincere un concorso, io possedevo più del triplo delle pubblicazioni dei miei colleghi e molti riconoscimenti internazionali…E poi, ripeto, avevo questo amore per la competizione, una componente decisiva. Le donne, in generale, non sono competitive per natura e tradizione culturale, non osano misurarsi con gli altri e soprattutto non si riconoscono autorevolezza. L'ho notato anche nell'ambiente scientifico, dove sovente si incontrano coppie che lavorano insieme.
Succede che lei sia la più brillante, eppure quando si tratta di esporre pubblicamente il lavoro o quando c'è in ballo un concorso o un avanzamento, chi va avanti è sempre l'uomo. Spesso è la donna a tirarsi indietro, per paura, per timidezza, chissà? Per questa ragione sostengo che la competizione è importante. Personalmente credo di aver acquisito e consolidato questa dote grazie all'amore per lo sport e al fatto di averlo praticato sempre. Ho avuto un'educazione liberale, scevra di pregiudizi e gabbie mentali legate alla divisione sessuale dei ruoli.
Mi considero una donna fortunata, ho avuto genitori che mi hanno trasmesso l'amore per la libertà e mi hanno educato al senso della responsabilità. Poi ho incontrato un uomo prezioso, mio marito Aldo, che mi ha sempre incoraggiato ad andare avanti, a non spaventarmi di fronte agli ostacoli.
Aldo (Di Rosa n.d.r.) è professore di letteratura, lavoriamo su piani differenti, ma siamo sempre riusciti a trovare stimolanti terreni di confronto.

Com'è regolata la vita quotidiana e la gestione della casa per una donna impegnata come lei?
Aldo ed io abbiamo gli stessi gusti, la stessa impostazione di vita, non abbiamo mai dato importanza alla forma, siamo sempre vissuti con poco, sobriamente, e nessuno dei due ha mai curato l'eleganza. Quanto ai ruoli e alla gestione della vita in comune, ci siamo sempre divisi i compiti senza problemi, a seconda del tempo a disposizione e delle personali inclinazioni.
A me, per esempio, piace stirare, ma detesto attaccare i bottoni. Ci pensa lui, che è molto più bravo di me.