Il Corriere Laziale, venerdì 11 aprile 2003, pag. 10

Hubert Houben

Normanni tra Nord e Sud

Immigrazione e acculturazione nel Medioevo

Franco Vivona

Molti problemi che sconvolgono il nostro presente, lo scontro tra civiltà occidentale e mondo arabo, le ondate immigratorie di gente in cerca di un futuro migliore, hanno le loro radici nel Medioevo, che è meno lontano di quanto spesso si pensa.
Emblematica è la vicenda dei Normanni tra Nord e Sud, di cui si occupa un libro di lettura agevole (Normanni tra Nord e Sud, Di Renzo Editore) che narra e riflette sulle vicende degli “uomini del Nord”, che da vichinghi ovvero pirati in giro per il mondo, si trasformarono in Normanni dando il loro nome a una regione della Francia.
Come tutti i popoli, i Normanni non erano una entità etnica precostituita, una “razza” per usare un termine giustamente obsoleto, ma il prodotto di un processo di “etnogenesi”, vale a dire della fusione di diversi gruppi etnici in una comunità che “scopriva” di avere delle caratteristiche comuni distinguendola da altre. L’amalgama tra immigratici nordici e popolazione “franca” fu il cristianesimo di radice romano-latina che agevolò l’acculturazione dei guerrieri nordici a una cultura superiore. Altri «uomini del Nord» emigrati invece nell’Est, i «rus’» come furono chiamati da slavi e bizantini, subirono il fascino della cultura bizantina e gettarono le fondamenta per la nascita della futura Russia. Dalla Normandia partirono poi i cavalieri che conquistarono l’Inghilterra e crearono, fra l’altro, il regno normanno di Sicilia. Dall’immigrazione normanna nell’Inghilterra anglosassone nasceva il popolo inglese, mentre, nel sud d’Italia, i Normanni, pur subendo il fascino della cultura greca e araba, promossero la latinizzazione agganciando così il Mezzogiorno d’Italia all’Occidente europeo.
Tutti gli Stati normanni ebbero comunque carattere multiculturale e si basavano sulla convivenza tra culture e religioni diverse. I normanni, ai quali la Normandia fu presto troppo stretta, erano un popolo, in certo qual modo multi- o inter-nazionale. Quello che ai nostri giorni affascina delle loro vicende non sono più soltanto le eroiche conquiste e le solide costruzioni statali, ma la capacità di riunire nei territori da loro dominati culture e popoli diversi: nel regno normanno d’Inghilterra inglesi, francesi e scandinavi; nel regno normanno di Sicilia arabi, greci, «italiani» e normanni; nel principato normanno di Antiochia siriani, armeni, greci e gente proveniente da varie parti dell'Europa.
La capacità di questo popolo di adattarsi a nuovi contesti geografici e politici e di assorbire culture e religioni diverse, apparentemente incompatibili come quella cristiana e quella islamica, è di grande attualità in un mondo in cui assistiamo di nuovo a vere e proprie migrazioni di popoli. La vicenda degli uomini del Nord che, pur rimanendo consapevoli delle loro radici, durante l'immigrazione acquisirono presto una nuova identità – vichinghi che si trasformarono in poche generazioni in normanni, normanni che diventarono inglesi e siciliani – è oggi più attuale che mai.
Quale fu il contributo dei normanni alla storia d’Europa? Grazie ai normanni il mondo europeo, cioè latino-occidentale, riuscì ad inglobare l'Inghilterra legandola alla Francia piuttosto che alla Scandinavia, a strappare la Sicilia all'Islam e a recuperare le zone bizantine dell'Italia meridionale. Gli uomini del Nord costruirono alla periferia dell'Europa due nuovi Stati che si sarebbero rivelati più forti degli antichi poteri universalistici, imperi d'Occidente e d'Oriente e papato. I normanni contribuirono, forse al di là della consapevolezza degli stessi protagonisti, alla nascita di una nuova Europa formata da regni dai quali sarebbero nati, più tardi, gli Stati nazionali.
La vicenda dei normanni, emigranti e immigrati, acculturatisi tra Nord e Sud, può essere assunta, come ha proposto qualche anno fa uno storico normanno (Jean-Yves Marin), come modello per la creazione di un'identità europea multiculturale e può servire per rendersi conto della «illusione pericolosa delle frontiere etniche». Un modello di identità europea aperta, che, pur mantenendo le sue basi latino-occidentali, è disponibile ad accogliere tutta la ricca e variegata eredità culturale del Mediterraneo basata sulle tre religioni monoteistiche, l'ebraismo, il cristianesimo e l'Islam, che hanno dominato il passato, condizionano il presente e dalla cui pacifica convivenza e, perché no, collaborazione dipende il nostro futuro.