Giornale di Astronomia, marzo 2004, vol. 30°, n.1, pag. 62

L’importanza di essere imprevedibile

Giorgio G. C. Palumbo

(L’importanza di essere imprevedibile, Freeman Dyson, presentazione di Bruno Coppi, Di Renzo Editore, Roma)

Ristampa di un libro del 1998, questa via di mezzo tra l’intervista e la raccolta di saggi è una piacevole lettura di pensieri ragionati sul passato e sul futuro. Alcuni degli argomenti trattati e molte reminiscenze, se non riproduzioni letterali, ricordano molto da vicino capitoli di altri bei libri di Dyson. Perché, va detto subito, il matematico, il fisico, lo scienziato Dyson è anche un ottimo scrittore. Con lo spirito britannico tipico delle persone colte, usa l’understatement con eleganza, per sottolineare i personaggi famosi conosciuti, le idee brillanti, gli incarichi di prestigio, che coronano una vita di primo piano di uno dei grandi protagonisti delle scienza fisiche del ventesimo secolo.
La fantasia, l’immaginazione, l’opposto del freddo calcolo prevedibile che l’immaginario degli illetterati in matematica attribuisce agli addetti ai lavori emerge ad ogni pagina.
Dyson, giustamente, si preoccupa del futuro dell’umanità: la popolazione mondiale cresce del due per cento l’anno, l’energia diminuisce e così il cibo, l’acqua e le risorse essenziali. I ricchi diventano sempre più ricchi, i poveri sempre più poveri. I disagi creano scontento e disparità, i ricchi vendono armi sempre più tremende, le guerre non finiscono mai e divengono sempre più feroci verso i deboli e i bambini. Le credenze, le religioni, le politiche spingono il mondo dalla parte sbagliata. Dyson, con l’ottimismo dello scienziato illuminista non prevede scenari alla Blade Runner né il mondo di Dunes. Con freddo ottimismo indica la via scientifica: colonizzare lo spazio. Le sue analisi sono affascinanti, sicuramente semplificate, ma sappiamo che ha, per anni, preso parte a seri studi per società americane interessate a nuove tecnologie, e se non la soluzione indicano alcune vie possibili. Non voglio qui privare il lettore del fascino della scoperta delle soluzioni “possibili” prospettate. Non farò altro che raccomandare la piacevole lettura che, tra le altre cose, potrebbe fornire ai no-global argomenti di riflessione verso soluzioni propositive in alternativa alle ancorché giustificate e comprensibili, ma deprimenti, denuncie negative della situazione del futuro degli umani sul nostro pianeta. Sicuramente più chiaro e documentato di molti equivalenti volumi sulla crisi energetica, questo snello e piacevole volumetto lo raccomando a chiunque senta come propri i problemi di un mondo che si avvia all’autodistruzione. Vi troverà chiare analisi dei problemi più preoccupanti, alcuni numeri chiave che si dovrebbero sapere prima di parlarne, una fredda e essenziale analisi delle discutibili scelte del governo americano e della NASA nei passati decenni, riguardo alle esplorazioni spaziali e, nonstante tutto questo, una confortante ventata di ottimismo nel dare potere all’immaginazione di sessantottina memoria.