Secolo d’Italia, martedì 15 febbraio 2005, pag. 20, “XXI Secolo”

La rivoluzione silenziosa della chimica

Antonio Saccà

La materia che ci addentra nella natura in sé, conosciamo come denominarla: chimica. Se non vogliamo o riteniamo infondato uscire dalla natura, potremmo affermare, e taluni lo affermano, che pure la vita è un modo di essere della chimica. E una volta posta tale convinzione, giungere al culmine: anche l’uomo è un insieme organico di elementi definibili dalla chimica. Nell’uomo sono presenti il calcio, il ferro, l’acqua, per esemplificare banalmente, esattamente con le stesse caratteristiche in cui esistono in natura. E non è che l’ossigeno, l’anidride carbonica e l’azoto che l’uomo aspira o respira sono d’altro genere rispetto alle piante. Ma questa dilettantesca apologia della chimica, che, ovviamente, lascia da canto ogni questione riguardante l’enigma del fatto che pur conoscendo tutti gli elementi chimici presenti in un uomo non sappiamo spiegarci perché messi insieme abbiamo “dato” l’uomo, questa dilettantesca apologia della chimica, dicevo, ha uno scopo meno problematico della riconduzione dell’uomo alla natura e agli elementi chimici. Intende elogiare la chimica per io contributo che dà al nostro futuro di uomini in un’Era ormai connotata dalla tecnologia. Mentre si fa gran rumore dei contributi che la biologia, specialmente la genetica, e la fisica stanno consegnando alla nostra epoca e alle trasformazioni della nostra quotidianità, la chimica compie rivoluzioni silenziose ma più radicali, essendo alla radice della natura. Eppure, scegliendo un capo d’indagine, se in futuro avremo un altro tipo di energia, auspiocabilmente senza il famigerato biossido di carbonio, lo dovremmo soprattutto a scoperte nella sfera chimica. Scrive, nel volumetto “Molecole su misura”, Di Renzo Editore, Harold Kroto, Nobel per la chimica nel 1996, propugnando indagini della sua disciplina per l’energia del futuro: «Ecco un elenco dei primi tre progetti: Divisione dell’acqua mediante raggi solari per sviluppare un’economia di combustibile ad acqua. 2) Nuovi materiali ed efficienti finalizzati a convertire l’enorme massa di raggi solari che cade ogni giorno sulla superficie terrestre direttamente in elettricità. 3) Massiccio investimento per la comprensione della chimica del fissaggio dell’azoto. La strada della simbiosi batterica, che certe colture di radici hanno sviluppato, le ha rese in grado di fissare il loro proprio azoto. Lo sviluppo, forse attraverso l’ingegneria genetica, di un ceppo di grano in grado di fare altrettanto sembra ora possibile. Questa innovazione ovvierebbe da sola al bisogno di fertilizzanti inorganici e, di conseguenza, permetterebbe un risparmio attorno al 10-20% della fornitura di combustibili fossili del mondo». Anche a un non “esperto” risulta evidenziato che non abbiamo la solita concezione che bisogna adoperare energia “pulita”; è, piuttosto, l’indicazione, assai specifica, di come usufruire della chimica per servirci della natura, potremo dire: come usufruire della natura per servirci della natura. E infatti, il sole c’è, e indubbiamente è la più gigantesca e inesauribile fonte di calore. Stupefacente che non ce ne avvaliamo al massimo. Di sicuro, se forgiassimo o scoprissimo materiali in grado di convertire i raggi solari in elettricità, doneremo all’umanità una conquista di supremo giovamento. Ci si dedica a questa ricerca con orientamento avveduto e con mezzi idonei?
Forse non a tutti è chiaro che, quali che siano i giudizi e i pregiudizi sulla scienza e sulla tecnica, stiamo entrando in una seconda o terza Rinascenza, e quella che viviamo non è che l’inizio di realizzazioni da superare ogni estrema passata utopia. Per una minima indicazione riferisco qualcosa: nanotubi cento volte più forte dell’acciaio, pesanti un sesto; polimeri emettitori di luce che risolverebbero l’illuminazione; la nanoscenza e la nanotecnologia; la “Nuova Chimica” capace di intervenire su materiali i quali servono nella fisica, nella biologia, nell’ingegneria e che esigono un intervento nelle molecole. E vi sono anche i processi riduttivi, condensativi, di rimpicciolimento, per impiegare un termine corrente. Al punto da forgiare supercomputer tascabili a batteria che in dimensioni delle punta delle dita raccoglierebbero l’umano sapere interamente. Più in generale, la nanotecnologia è in condizioni di alterare o di creare nuove strutture dalle nuove proprietà con riguardo agli atomi e alle molecole. I capisaldi della realtà e della vita, l’atomo, la cellula e la molecola, si stanno componendo al nostro sguardo sempre più analitico e sezionatore. Sia la biologia sia la chimica sono in grado di riassestare, ricombinare gli in gradienti della realtà e della vita, dopo averli, accennavo, minuziosamente distinti . Si coglieranno gli effetti: avremo la possibilità di forgiare materiali nuovi componendo e ricombinando gli atomi e le molecole. Una specie di materiali “modificati geneticamente”, per così dire, in terreno chimico. E stiamo, ribadisco, agli inizi. Preciso: ci stiamo avventurando pure nella scomposizione e nel rifacimento della struttura degli elementi, delle molecole. E se la chimica fa ciò costituzionalmente, oggi può farlo come mai prima.