ricerca & innovazione, n. 4/98, pag. 7

Scienza, arte e spiritualità: un passaporto per il terzo millennio

G. Mz.

Tra Arte e scienza è possibile un matrimonio. Anzi è auspicabile per Ervin Laszlo, lo scienziato ungherese che ha abbandonato da giovane la carriera musicale per l'epistemologia.
Singolare figura di filosofo, a metà strada tra l'artista e lo scienziato, Laszlo ha ritrovato la sua strada alla Yale University, dove trascorse qualche anno della sua vita come borsista. Dopo il primo libro su "Società essenziale", nel 1966 fu la volta del più impegnativo "Introduzione alla filosofia dei sistemi". In esso, l'autore ungherese, che oggi vive in Toscana e si confessa in un volumetto di ottanta pagine (L'uomo e l'Universo - Di Renzo Editore - Roma 1998), getta le basi di una nuova filosofia. "Qual è la natura dell'Universo? Che cosa esiste realmente? Come faccio a sapere che cosa esiste? Quali guide dobbiamo avere per agire, e quali di queste sono etiche?".
Sono domande antiche, alle quali però Laszlo dà delle risposte nuove, tratte dallo studio dei sistemi evoluti e complessi. Nel disegno di una nuova versione per il nostro tempo, Laszlo associa alla forza trainante della scienza e della tecnologia altre strade. Si tratta di strade maestre, come l'arte, non soltanto quella confinata nei musei e nelle gallerie, ma quella che ci circonda nel disegno architettonico delle città, la musica, la letteratura, il cinema, il teatro ed un nuovo approccio alla spiritualità.
Ossia alla religione, quella terza via che insieme alla razionalità ed all'esperienza estetica, può gettare un ponte al di là dell'Universo naturale.
Nelle visione emergente della nuova fisica, sostiene Laszlo, la realtà non è materiale. Non esiste la materia assoluta, ma soltanto un assoluto campo energetico virtuale che genera materia.
L'universo, scrive l'autore, assomiglia più ad un organismo vivente che ad una roccia muta.
Un tutto che evolvendosi produce le condizioni per l'emergere della vita e della coscienza. "Noi siamo parte di questo processo evolutivo, della cattedrale, in perenne costruzione, della Natura". In questa visione, che Laszlo chiama nuova, ma che nuova non è, per esempio, per le filosofie orientali, egli include oltre che l'individuo, anche interi gruppi sociali ed anche le stesse istituzioni pubbliche.