Galileo, giovedì 11 dicembre 2003, scaffale

Etica ed estetica della scienza

Mauro Capocci

(Etica ed estetica della scienza, Alfonso Maria Liquori, Di Renzo Editore)

Nome poco noto al grande pubblico, Alfonso Maria Liquori è stato uno dei migliori scienziati italiani del XX secolo. Chimico di formazione, fu uno dei protagonisti della nascita della biologia molecolare. Negli anni Cinquanta lavorò a lungo sulla struttura dell'emoglobina, studiando anche a Cambridge nel celebre Cavendish Laboratory dove, sotto la direzione di Max Perutz, venne praticamente fondata la biologia molecolare strutturale, grazie ai contributi fondamentali di Watson, Crick, Kendrew e Perutz stesso. Tornato in Italia, insegnò prima a Bari e poi a Roma, dove rimase fino alla morte, senza però mai rinunciare a periodi di lavoro all'estero. In questo volume vengono raccolte alcune riflessioni che coprono diversi decenni e numerosi argomenti, documenti la cui provenienza non è purtroppo specificata né datata, e che forse avrebbero avuto bisogno di qualche cura editoriale in più.
I temi che vengono toccati sono molti, a testimonianza di una cultura vastissima e multiforme che coniugava la scienza con la ricerca di un'etica capace di governare il progresso civile e tecnologico.
Colpisce soprattutto la lucidità con cui vengono espresse le diverse posizioni, che si tratti di biochimica o di estetica, come se ogni volta la semplicità delle parole rispecchiasse una precisione di pensiero. Appare evidente sin dall'inizio l'ammirazione per la figura di J.D. Bernal, grande chimico di inizio secolo il cui merito fu quello di applicare per la prima volta le tecniche cristallografiche agli oggetti biologici, aprendo così la strada agli studi successivi, premiati dal Nobel di Perutz e John Kendrew, con i quali Liquori collaborò. Il nome di Bernal ricorre più volte, anche a ricordarne il costante impegno civile per creare un'organizzazione internazionale di scienziati. Un impegno che Liquori si duole di non aver potuto tradurre in attiva partecipazione. Dopo le azioni come partigiano antifascista, la passione scientifica gli tolse infatti spazi ed energie per l'attività politica. Ciò non vuol dire che rinunciasse a esprimere opinioni anche poco ortodosse, come quella riportata in questo volume contro la fecondazione artificiale. Una posizione ovviamente non dovuta all'oscurantismo cattolico, oggi sempre più di moda, quanto alla convinzione che si debba oltrepassare il pregiudizio dell'eredità genetica: "Dobbiamo convincerci che anche se il bambino non esce dall'utero della mamma, anche se non ha i suoi cromosomi, ma se viene allevato come un vero figlio, è un figlio vero e proprio. Questo dal punto di vista etico" (p.66).
Una posizione assolutamente razionale, lontana anni luce dall'irrazionalismo che molte correnti filosofiche del Novecento hanno alimentato nei cultori delle materie umanistiche. Proprio per questo motivo Liquori fu sostenitore dell'avvicinamento delle "due culture": "non posso dimenticare che un'educazione scientifica ben integrata con un'autentica educazione umanistica rappresentino un valido ingrediente per allontanare molti giovani dalle attrattive di scelte irrazionali che possono avere effetti devastanti su di loro e sulla società" (p.78).