Libero, mercoledì 28 settembre 2005, pag. 26

Bergamoscienza: in primo piano la vita e l’opera di uno dei più grandi fisici di tutti i tempi

Majorana e il giallo di un quaderno perduto

Alessandra Mori

BERGAMO Ci sono scienziati che hanno impiegato una vita intera per raggiungere risultati importanti. Altri che lo hanno fatto in pochissimo tempo. Ettore Majorana è uno di questi. Bambino prodigio con una naturale inclinazione al calcolo, ha dato prova delle sue incredibili capacità di fisico teorico (Enrico Fermi lo definì un genio al pari di Galileo e Newton) durante tutta la sua breve esistenza. Aveva solo 31 anni quando, nel 1938, è scomparso nel nulla, lasciando credere di essersi tolto la vita. Ma il cadavere non è mai stato trovato e la sua fine - qualunque sia stata - è ancora avvolta nel mistero. Tanto che il personaggio continua a suscitare curiosità e interesse. Non solo come scienziato, ma anche come uomo. Ed è proprio questo duplice aspetto che ieri è stato affrontato da Erasmo Recami - docente di fisica alla facoltà di ingegneria dell'università degli studi di Bergamo - nell'ambito della manifestazione Bergamoscienza.
Trent’anni di studi che Recami ha raccolto nel libro “Il caso Majorana: epistolario, testimonianza, documenti” (Oscar Mondadori nel ’91 e ristampato da Di Renzo Editore nel 2002). Materiale che Recami ha raccolto consultando diversi archivi e incontrando la sorella minore di Majorana, Maria, che nella cassaforte di famiglia ha trovato un quaderno rosso con le ultime lettere del fratello. «Ritirato in convento, emigrato in Argentina, morto suicida? Più che trovare il suo corpo - ha detto Recami - sarebbe importante trovare i suoi ultimi lavori, quelli che diede alla sua allieva più bella e più brava, della quale forse era segretamente innamorato, prima di scomparire. Col proposito di parlarne insieme il giorno successivo». Lei si chiama Gilda Senatore, vive tra Capri e Napoli, è ancora in forma nonostante i suoi 90 anni e non ha mai smesso di litigare con il marito, all’epoca assistente di fisica, che consegnò quei preziosi appunti al suo professore dell'istituto di fisica di Napoli Carrelli, facendone perdere ogni traccia.
Una perdita notevole se si pensa che dei risultati raggiunti dal fisico teorico italiano forse più brillante del secolo scorso è rimasto molto poco. Aveva l'abitudine di scrivere problemi e formule sui pacchetti di sigarette, che poi regolarmente buttava. E infatti ha pubblicato solo nove comunicazioni scientifiche. «Tra i suoi lavori, l’equazione a infinite componenti che descrive simultaneamente tutte le particelle elementari, e la stabilità dei nuclei atomici», racconta Recami, sottolineando il rifiuto del giovane Ettore di comunicare i suoi risultati. (A cominciare da una teoria sulle particelle elementari che aveva comunicato come conclusa, ma di cui non rivelò mai nulla. Forse era stata scritta proprio sul quadernetto consegnato a Gilda Senatore e poi scomparso. Forse si trattava della teoria con cui il genio siciliano era riuscito a strappare alla natura una delle leggi fondamentali dell'universo). Come quando i Joliot-Curie avevano scoperto il neutrone senza rendersene conto: lui lo capì e tuttavia non pubblicò niente. Lo fece solo in un secondo momento, convinto da Enrico Fermi. Quel professore di fisica che non esitò a chiedere la collaborazione dello stesso capo del governo, Mussolini, per dare maggiore impulso alle ricerche dello scienziato scomparso. Quel professore per il quale Majorana aveva cambiato i suoi studi, passando dalla facoltà di ingegneria a quella di fisica, appunto, ma non prima di averlo messo alla prova. «Fermi stava lavorando al modello statistico poi chiamato "Thomas-Fermi" quando Ettore lo conobbe in istituto», ricorda Recami. «Il giorno dopo Majorana tornò da Fermi con un foglietto, dove aveva annotato la soluzione a mano, che confrontò con la tabella numerica del professore: voleva verificare la correttezza dei risultati di Fermi perché dei suoi era sicuro. E si stupì che fossero giusti».
Ma Majorana non era solo il giovane brillante e impertinente, che dall'alto della sua bravura criticava perfino i suoi in segnanti. Era anche il fratello che aiutava la sorellina Maria nei compiti di matematica e le insegnava i nomi delle stelle. E dietro la sua apparente presunzione, che si trasformava in simpatia con gli amici più stretti, forse si nascondeva anche una persona timida e riservata. In una parola l'altra faccia dello scienziato, l'uomo.