EMMECIQUADRO, agosto 2006, pagina 125/128

Il caso Majorana

Simone Morgese

Così inizia l’ultima lettera di Ettore Majorana spedita da Napoli prima di sparire: «Ho preso una decisione che era ormai inevitabile». E’ il 25 marzo del 1938. Tutto sembra far pensare a un suicidio: allusioni in questo senso sulle lettere indirizzate al direttore del Regio Istituto di Fisica Antonio Carrelli e alla famiglia e la scomparsa improvvisa convincono l’opinione pubblica.
Con la data del 26 marzo arriva però un’altra lettera, da Palermo «Il mare mi ha rifiutato e ritornerò domani» ma nessuno dei suoi amici o familiari lo vedrà più.
Sembra quasi un «giallo», ma è il mistero reale della vita di uno dei più grandi geni della fisica italiana e mondiale. Lo stesso Enrico Fermi che lo ebbe come collaboratore lo colloca un gradino più in alto degli altri e perfino di se, «ma poi ci sono i geni, come Galileo e Newton, ebbene Ettore Majorana era uno di quelli» ebbe a dire un collega. Questo accade quando si venne a sapere della sua scomparsa. In precedenza Fermi e la commissione che presiedeva, nell’assegnarli la cattedra di fisica teorica, si espresse riconoscendo «la posizione scientifica assolutamente eccezionale» e dichiarandolo addirittura fuori concorso «per alta e meritata fama». La straordinarietà della mente di Majorana risulta evidente  quando si consideri che i risultati da lui ottenuti nei pochi anni in cui si occupò di fisica sono ancora attuali e che tutte le sue predizioni fatte in via teorica si dimostrarono poi  vere alla prova dei fatti. Essendo estremamente critico verso se stesso doveva essere sempre certo dei risultati che otteneva; non permetteva altrimenti che venissero pubblicati. Per questo motivo molti dei suoi lavori sono rimasti ignoti. Per questa stessa ragione, forse, scomparve, essendo le particelle subatomiche al suo campo di studi, qualcuno ritiene che la vicenda sia legata al rifiuto delle armi nucleari, di cui aveva previsto l’avvento Recami invece non ne è convinto; basata sull’analisi delle lettere e sulle testimonianze raccolte in famiglia e dai colleghi fisici, una nuova ipotesi viene da lui avanzata in questo saggio. L’autore ricostruisce quel lato di Majorana meno noto: la sua personalità e il suo carattere di cui si conosceva ben poco. L’insieme di questi fattori getta una nuova luce su questi fatti, ancora circondati da un alone di mistero.
L’affetto e la stima tangibili dell’autore per il celebre fisico sono dell’altra parte una garanzia  della serietà del lavoro e perciò anche delle deduzioni che vengono riportate. Questo saggio è l’esito di un lavoro rigoroso, da scienziato, quale è Erasmo Recami, completo di tutti i dati pazientemente e puntigliosamente raccolti e messi a disposizione del lettore.
Il commento appassionato dell’autore guida a conoscere la famiglia, l’uomo e il fisico e ci mostra le tenui prove che screditerebbero l’ipotesi di un suicidio.
Forse Majorana si rifugiò in Argentina, ma non vogliamo togliere al lettore il piacere di farsi una propria opinione. Un saggio molto convincente per tutti quelli che vogliono conoscere la vicenda umana e scientifica di Ettore Majorana e per chi ammira o, come me, ha imparato ad ammirare questo personaggio.

Il caso Majorana, Erasmo Recami, Di Renzo Editore