Patrizia Gioia, 26 giugno 2006

Dialogo improbabile con Marco Margnelli

Emilio Alessandrini

Vi siete mai davvero chiesti: "ma la coscienza, cos’è?"

Naturalmente, per porsi questa domanda, è necessario almeno credere di averla, la coscienza!
"La maggior parte delle persone, oggi, identifica l’esperienza dei propri stati della coscienza con le esperienze chimiche. Naturalmente ciò è riduttivo e pericoloso, ma, sul piano soggettivo, lo "spinello" è il primo contatto con gli stati di coscienza ed è inutile fingere di non saperlo.
E’ per questo che occorre un massiccio programma di istruzione e di divulgazione sull’ampiezza e la profondità della coscienza e sull’importanza di non usarla solo in senso ludico o ricreativo.
Le droghe rivelano la struttura della percezione (allucinogeni) o generano esperienze emozionali (empatogeni), ma poco rivelano sulla struttura dell’Ego.

E’ nella percezione di questa dimensione che, invece, agiscono gli stati modificati di coscienza naturali e che permetterebbero un processo evolutivo.
Ma questo è un altro discorso."
E’ con l’intento del vero ricercatore, del Besucher, quel Siddhartha che in ognuno di noi può accendersi ed incamminarsi verso la verità, dato che la Verità, come tutto del resto, è relazione, è ciò che si cerca e che ci cerca, che Marco Margnelli ha vissuto la sua vita, in una strana sintesi di scienza e di mistero.
Non vi sto a dire il suo lungo curriculum di medico e scienziato e ricercatore, potete trovarlo nel libro di cui Vi sto parlando, edito da Di Renzo Editore, "Gli stati modificati della coscienza - Neurofisiologia "dell’insolito", a cura di Emilio Alessandrini.
Un libro che ci conduce con curiosa serietà nei labirinti oscuri delle nostre profondità dove succedono strane cose, spesso ancora inspiegabili, ma che, come diceva il Dottor Jung, (e qui lo dico con le mie parole): "anche se una cosa succede una sola volta, è sempre da prendere in seria considerazione, dato che è successa."
Tanta gente scrive su cose ai confini della realtà adducendo molte prove; però è sufficiente il giudizio di un vero esperto nell’ambito trattato, per smontare storie bellissime. La caratteristica più notevole e più attuale di Margnelli è stata la sua curiosità scientifica per questioni inusuali e avvincenti, coniugata ad un grande rigore metodologico.
Il libro, nella Collana "I dialoghi improbabili", ci accompagna a guardare in quegli stati modificati di coscienza che noi chiamiamo limite, come l’estasi, le stimmate, le guarigioni improvvise, le esperienze di premorte, con un atteggiamento di fondo che si potrebbe riassumere con l’espressione di "empatia critica", una sorta di "compassione" verso le persone coinvolte nelle esperienze spirituali limite, senza rinunciare al rigore, in una ricerca che chiarifica questo abisso di luce e mistero che siamo noi.
Quello che da tempo è ormai "evidenza" dentro di me è che queste esperienze possono essere esperibili in e da ognuno di noi, e nel libro l’autore ci apre questa porta aiutandoci a guardare al di là dell’ovvio e del normale, concetti che ci separano dall’incontro con quelle straordinarie forze trasformatrici che in noi vivono e che teniamo invece segregate e prigioniere per una fottuta paura del nuovo e del diverso.
"In un momento di crisi, individuale o collettivo che sia, le relazioni e le interazioni tra i livelli fisico, psichico e spirituale, consistono sostanzialmente nella scoperta del patrimonio di risorse interiori che sta dentro ciascuno di noi.

Noi abbiamo risorse fisiche, psichiche e spirituali per affrontare qualsiasi crisi.
L’esperienza degli stati modificati di coscienza rivela proprio questa realtà.
Non è un’esperienza illusoria, (voglio dire, non è l’esaltazione momentanea che può dare una droga) ma l’acquisizione duratura dei propri limiti e della propria estensione.
"Diventare testimoni" significa osservare se stessi dal di dentro, e per arrivare a "diventare testimoni" molte sono le tecniche possibili, così come diversi sono gli stati modificati di coscienza a cui possiamo accedere, a seconda dell’intensità, della profondità e dell’assiduità del praticare."
Ragazzi, ma già questo non vi fa venire l’acquolina nel corpo e nell’anima?!
Non vi pare straordinario? Questo è il viaggio non pubblicizzato da alcuna agenzia turistica!
Altro che le Maldive!

Dobbiamo cambiare i fondamenti del pensiero e dobbiamo demolire infinità di pregiudizi e guardare con occhio innocente le tradizioni spirituali e mistiche, da qualunque confessione religiosa esse derivino, perché sono depositarie di un sapere che deve essere accolto dalla scienza e assorbito al più presto.
"O il secolo XXI sarà spirituale, o non sarà!" scriveva Malraux.
Parte dalla Salpetrière il nostro autore, Janet e Charcot sono ancora oggi i nomi più noti, ma lì dentro una serie di illustri menti aperte e curiose già indagavano su quella che allora la strada dell’isteria invitava a percorrere : "sembrava impossibile che il cervello potesse "ammalarsi" senza un guasto, una lesione, che il microscopio, l’autopsia o la chimica del sangue non potessero rivelare.." (E da qui si apre l’immensa porta appena socchiusa della relazione inscindibile tra psiche e corpo, tra realtà spirituale e materiale).
Molti errori, del resto siamo umani, sono stati fatti da quel fertile momento, troppe cose tralasciate come poco importanti o poco dimostrabili, (che se la facevano sotto, dico io, anche perché nomi illustri avrebbero dovuto rischiare la loro reputazione!..eh! si, si sa che il coraggio dell’eroe difetta a molti!). Ci vorranno Freud e successivamente Jung (e via via altri illuminanti pensatori) ad aprire violentemente le porte sull’inconscio, sulla "religiosità dell’anima e sul "Vocatus atque non vocatus, Deus aderit", che è poi la presenza di una continua relazione tra dentro e fuori, vissuta quotidianamente in una realtà cosmoteandrica dove umano-cosmico-divino sono inseparabili. Realtà esperita e raccontata e vissuta quotidianamente dall’anima orientale meglio che da quella occidentale, che ha lasciato per strada e quasi perduto la straordinaria consapevolezza a-duale per irrigidirsi nel mortifero abbraccio di un dualismo perverso e separatore.
"L’approccio advaita alla realtà non procede né esclusivamente dall’esterno (il che porterebbe al dualismo) né esclusivamente dall’interno ( il che porterebbe al monismo) ma da una consapevolezza atipica che abbraccia al contempo tanto l’interno quanto l’esterno, vale a dire sia l’identità che la differenza così come sono riflesse nella coscienza dell’Uomo." …qualcosa che trascende ogni presupposto dialettico e nasce da un atteggiamento dialogico…in aggiunta e non in opposizione .(Raimon Panikkar-Gli inni cosmici dei Veda -BUR)
Un giovane filosofo, anno 1958, Roberto Mancini, "L’amore politico" e "Antropologia della condivisione"; Richard Holloway, "Sul perdono", non sono che due tra i molti ricercatori che aprono, anche con approccio scientifico, alla trasformazione a cui siamo chiamati.
(Ma quando la smetteremo di separare! non abbiamo ancora capito a sufficienza che tutto il dolore E’ solo quando ci sentiamo separati, ma ci sentiamo solo, perché non lo siamo separati! L’uomo non è che un "nodo" nella rete complessa della realtà. La straordinarietà della devozione orientale, "non è fatta per un senso di dovere o perché spinta da amore, ma per lo stesso "motivo" per cui l’acqua scorre, il sole splende e gli dei tengono insieme il mondo, non un impulso meccanico, ma per l’attuazione più profonda della sua umanità...la Verità sola è adorazione, ed essere veri con se stessi significa anche essere veri nei confronti del processo di formazione dell’universo proprio essendo, cioè divenendo ciò che realmente siamo chiamati a essere". (Panikkar-Gli Inni cosmici dei Veda)

Ecco per me come dovrebbe essere la nostra Preghiera, un dialogo, una relazione tra dentro e fuori (inseparabili) affinché io possa compiere il compito che mi è richiesto, possa aderire al mio destino, possa darmi Nome, e possa farlo al meglio e per farlo al meglio ho bisogno di tutte le forze del Creato e di tutte le forze Divine e di tutte le forze Umane e più forte sarà questa mia Fede nell’invisibile, più i miracoli accadranno nel visibile!
E per fare questo devo riconoscermi al 100% Uomo e al 100% Divino, e devo chiedere di rimettere a me i miei debiti come io li rimetterò ai miei debitori….ecco il perdono come apertura alla non violenza, il perdono come possibilità di esperienza (cosmoteandrica) e stato modificato della coscienza dove cessa la dicotomia tra soggetto e oggetto, cessa la separazione tra cervello che vede e oggetto che è visto, dimodochè "il computer cervello" contempla i suoi stessi programmi e da qui si aprono infinite strade di possibilità che sino ad oggi chiamiamo miracoli!
In questa esperienza convivono l’esperienza estatica (mistica-spirituale), esperienza cognitiva (mente-cervello), esperienza trasformativa ( sensi-emozione), esperienza senza spazio e senza tempo nella quale è possibile vedere cose e spiegazioni che allo stato di coscienza ordinaria non è possibile vedere.
Tutto ciò che facciamo ha una ripercussione nel mondo, anche se il mondo non lo sa.
E’ la fede nell’invisibile, che attraverso noi diviene visibile.

Da questa esperienza, come da molte altre attraversate nelle tre sfere, l’Uomo ne esce trasformato.
Non farà più le cose perché qualcuno al di sopra di lui gliele chiede, non avrà più necessità di un dio punitore o di un dio ex machina, finalmente diventerà ciò che è sempre stato, il mediatore tra cielo e terra, uomo-re-sacerdote, divenendo Uomo etico-Uomo politico-Uomo religioso, racchiudendo consapevolmente in sè queste tre dimensioni che potrà distinguere ma non più separare.
La non violenza passa solo da questa trasformazione, solo attraverso l’assunzione consapevole di responsabilità personale scioglieremo la violenza dentro noi che, non sciolta in noi, uscirà nel mondo, violenza che nasce dalla paura e dal conseguente e irrefrenabile bisogno patologico di sicurezze; nata dentro, la vera libertà vivrà nel mondo, la paura della solitudine e la paura della morte si scioglieranno perché si avrà esperito che l’Uomo non è solo, perché da solo non è Uomo e si avrà coscienza che non siamo la goccia d’acqua, ma l’acqua della goccia.
Questo meraviglioso dono che ci è dato e che è la Vita, è per imparare a riconoscerci come acqua della goccia e la cosa più straordinaria è che è possibile e realizzabile qui, nell’aldilà del noi stessi condizionato dall’Ego, nelle nostre profondità abbiamo tutti gli strumenti, dobbiamo solo imparare a riconoscerli, ad usarli, a crederci, a non avere paura, a rischiare provando!