Galileo, giovedì 10 giugno 2004, scaffale

Uno scomodo antenato

Francesca Garofoli

(Desmond Morris, Linguaggio muto. L’uomo e gli altri animali, Di Renzo editore, 2004)

Nel 1958, lo zoologo ed etnologo Desmond Morris pubblicò i risultati delle sue osservazioni su Congo, lo scimpanzé che sapeva disegnare. Oltre a destare l’entusiasmo di grandi pittori come Picasso, Dalì e Mirò – si dice persino che quest’ultimo fosse disposto a barattare i suoi disegni con quelli del primate – Morris portò alle estreme conseguenze il binomio essere umano-scimmia. Non solo l’essere umano discende dai primati – o con questi ha in comune larga parte del suo patrimonio genetico – ma una scimmia è persino capace di simulare la più alta e creativa delle attività umane: l’arte. Circa un decennio dopo, l’etnologo affondò il colpo di grazia, pubblicando quello che sarebbe diventato il più venduto best-seller della saggistica scientifica: “La scimmia nuda”.
Oggi – dopo le recenti polemiche sull’esclusione di Darwin dai programmi scolastici italiani – l’ormai settantenne Morris ne approfitta per ripercorrere, con un’autobiografia, le tappe salienti di una vita a dir poco fuori dal comune. Il “Linguaggio muto. L’uomo e gli altri animali” è la ricostruzione – a tratti esilarante – delle avventure-disavventure di uno zoologo, impegnato nel difficile compito di analizzare l’animale-uomo, secondo la pratica del man-watching (versione umana del bird-watching).
Ed ecco, allora, una serie di osservazioni sulla tifoseria calcistica: una sorta di uccisione rituale della “grande preda” dove il momento apicale è segnato dal goal. Ma la lente implacabile dello scienziato passa al setaccio ogni gesto e comportamento: dalla superstizione ai contrasti generazionali, dalle differenze tra i sessi all’abbigliamento.
Il metodo è rigorosamente scientifico, ma non accademico, giacché a Morris non piace l’atmosfera artefatta dei laboratori. Ne sanno qualcosa i suoi aiutanti, costretti a girare documentari per la Bbc dentro lo zoo di Londra, a stretto contatto con serpenti velenosi e pipistrelli-vampiro.
L’insolito non lo attrae, ma la sua più grande qualità è quella di far diventare straordinariamente interessante il “normale”. Lo sapevate, per esempio, che una madre – anche se bendata – può riconoscere il proprio bambino, persino tra migliaia di neonati, dal semplice odore o dalla tonalità del pianto? E che il linguaggio del corpo varia in virtù di influenze che risalgono a millenni addietro? I napoletani di oggi, per esempio, gesticolano come facevano i greci antichi. A guardarsi bene intorno, si direbbe che c’è da dubitare persino dell’apparente normalità quotidiana.