il Centro, mercoledì 19 febbraio 2003, Cultura e Società

Nolte e L'eredità del nazionalsocialismo

Marco Tabellione

Fra gli studiosi del nazismo più discussi degli ultimi tempi, ispiratore di furiose polemiche, c'è sicuramente Ernst Nolte, di cui la casa editrice Di Renzo Editore ha di recente pubblicato un'opera divulgativa «L'eredità del nazionalsocialismo» (92 pagine, 8,50 euro).
Il libro è inserito all'interno della collana I dialoghi, il cui scopo è quello di esporre in maniera chiara il pensiero di uomini di cultura di oggi.
Si tratta in realtà di un'intervista nella quale Nolte, partendo dal tema principale delle sue ricerche, vale a dire il nazionalsocialismo, esprime opinioni e teorie su fenomeni che riguardano anche la storia più contemporanea, come ad esempio quella relativa alla guerra nel Kosovo, oppure al conflitto fra mondo occidentale e mondo islamico, oppure ancora a temi scottanti come il problema dell'immigrazione o dell'incapacità umana a liberarsi dello strumento della guerra. Del resto Nolte è stato sempre uno studioso capace di spaziare in diversi campi e aspetti della filosofia e della storia. Allievo di Martin Heidegger, docente in prestigiose università (Cambridge, Berlino) è autore di libri che hanno fatto scalpore da «I tre volti del fascismo» del 1971 a «Nazionalsocialismo e bolscevismo» del 1989, per finire con «Dopo il comunismo» del 1992. Il libro della Di Renzo inizia con una nota biografica stesa dallo stesso Nolte, dove interessanti sono i riferimenti al periodo della gioventù, prima dello scoppio della guerra, quando imperava il nazionalsocialismo: «Come è potuto emergere qualcosa di così spaventoso da un sentimento che anch'io ho condiviso, che i miei genitori stessi hanno condiviso?» si chiede lo studioso quando rievoca i suoi rapporti con il nazionalsocialismo. Ma l'ostilità contro lo studioso nasce soprattutto dalla sua interpretazione di fatti gravi, come ad esempio la questione di Auschwitz. «Un'ostilità», commenta Nolte, «provocata da quanto oso affermare, che è cresciuta in modo più significativo negli ultimi anni, al punto di essere emarginato». Insomma, uno studioso discusso, che il libro della Di Renzo aiuta almeno a conoscere.