Studi Emigrazione, n. 153, marzo 2003, pag. 221, segnalazioni

Normanni tra Nord e Sud

MG

(Hubert Houben, Normanni tra Nord e Sud. Immigrazione e acculturazione nel Medioevo. Roma, Di Renzo Editore, 2003)

La rilettura della storia normanna in chiave di immigrazione ed acculturazione induce l’Autore, professore di Storia Medievale all’Università di Lecce, ad ascrivere il popolo del Nord tra i costruttori della civiltà europea. Nello specifico, Houbert riconosce nella loro capacità di creare compagini statali accentrate e compatte l’avvio del lungo processo di maturazione degli Stati nazionali europei, che culminerà soltanto verso la fine del Secondo millennio. Le vicende che hanno condotto i vichinghi, definiti come veri e propri pirati (p. 10), a scendere dalla Scandinavia, prima verso le coste inglesi e francesi e successivamente nel bacino del mediterraneo, sono rievocate in questo avvincente libretto che conduce il lettore attraverso complessi intrecci politici, militari e dinastici. A distanza di poco più di due secoli dalla loro prima incursione in Inghilterra (787 ca.), nella quale – come in quelle successive – si mostrarono un popolo rude e saccheggiatore, i Normanni riuscirono a creare una sorta di Commonwealth ante litteram (p. 86), grazie alle conquiste territoriali, ma anche alla “costruzione di apparati statali efficienti” in Inghilterra, nell’Italia del Sud, nel principato di Antiochia e in Tarragona. In particolare, i regni normanni d’Inghilterra e di Sicilia rappresentano in un certo senso i primi stati unitari del Medioevo.
Proprio nell’attuale fase di costruzione dell’unità europea la storia dei normanni, che si possono considerare un popolo multiculturale, assume nuova attualità. Essi furono in grado di riunire, nei territori da loro dominati, culture e popoli diversi: in Inghilterra inglesi , francesi e scandinavi; in Sicilia, arabi, greci e gente proveniente da varie parti d’Europa. I normanni stessi erano il prodotto di un processo di immigrazione e acculturazione di popolazioni vichinghe avvenuto nella regione della Francia che da loro prese il nome di Normandia.
L’ipotesi dell’autore secondo cui la vicenda dei normanni possa essere assunta come modello per la creazione di un’identità europea multiculturale [...] aperta e [...] disponibile ad accogliere tutta la ricca e variegata eredità culturale del Mediterraneo basata sulle tre religioni monoteistiche (p. 92) è senz’altro suggestiva; ma sarebbe utile indagare ulteriormente le modalità di tale acculturazione, tenendo conto che le culture generalmente non sono tra loro in rapporto simmetrico. Si può osservare che la facilità di adeguamento dei normanni alle culture preesistenti potrebbe essere ricondotta – come accadde ad esempio per i Longobardi – ad un loro probabile senso di ammirazione nei confronti di culture ritenute superiori, come quella latibna, greca o araba. Il libro resta comunque di facile e piacevole lettura.