Secolo d’Italia, martedì 7 giugno 2005, pag. 20

Razzi e telescopi dopo Marconi

Antonio Saccà

L’astronomia, valutata filosoficamente, è scienza di un nichilismo soffocante. Ben altro era l'astrologia, un tentativo, il tentativo di assegnare all'uomo un'importanza cosmica, addirittura. Perché esistono le stelle? Per determinare il destino dell'uomo. Meraviglioso: le stelle che si (pre) occupano dell'uomo! Lo influenzano. E lo inclinano a buona o cattiva sorte, secondo che un individuo nasca sotto buona o cattiva stella. Non più. Finito. È vero che molti ancora suppongono gli astri influenzino la nostra sorte, ma siamo inconfrontabili al passato, quando religioni istituzionali affidavano alle stelle il nostro destino. La scienza divora o tenta di divorare ogni illusione, e miti, leggende, fantasie, narrazioni vengono strappate all'umano bisogno di menzogne per non intristire di razionalità. Ma è giusto così, se la scienza non compisse il suo fine nel modo in cui lo deve compiere cureremmo ancora ogni malanno con purghe e salassi, caveremmo i denti con le tenaglie, e faremmo perire le madri di febbri puerperali. La scienza "deve" essere scientifica, evitando di sup-porre qualcosa me non sia sperimentabile o che si sottragga al metodo naturalistico, in altre parole: che voglia spiegare la natura al di fuori della natura Intendiamoci, la scienza non è solo sperimentazione, ipotizza, generalizza, sorpassa i "dati" e teorizza al di là di essi. Inoltre, spesso, a differenza dell'opinione corrente, è da un'ipotesi che origina una concezione, non dall'esperienza. Si compiono esperimenti dopo un'ipotesi. Presso che mai i dati sperimentati danno origine a una teoria: è una teoria ipotizzata che muove la ricerca e i correlativi esperimenti, ripeto. A proposito, è ormai in uso il termine "rompicapo”. Vuol significare che gli scienziati sono stimabilissime persone, personalità che invece di ciarlare ignorando o senza percepire problemi si sforzano, con una dedizione monacale, almeno con riguardo alle loro investigazioni, a far quadrare i conti della Natura. Lo sforzo degli scienziati è superare, risolvere le contraddizioni e il non capito. Da ciò il "rompicapo”. C’è una situazione non spiegata o che mal si concilia con una situazione acquisita, Come spiegarla? Come conciliarla con la situazione acquisita? E se non è conciliabile, dove sta l'errore, nella concezione acquisita o nella nuova? Rompicapi. Da sbattere la testa. Da scervellarsi. Ma se non esistessero uomini del genere, la cui passione è nella conoscenza, il cui onore è la scoperta, anche coloro me vivono da parassiti sulle fatiche degli scienziati continuerebbero a morire di peste a trent'anni, di colera a venticinque, di tubercolosi a trentacinque, di sifilide a diciannove anni, il tifo e la malaria se li divorerebbero con febbri dissolutrici, avrebbero gli arti amputati a crudo, il cranio martellato... Francesco Paresce, fisico e astronomo, e, oltre ai molti incarichi, Presidente della Marconi Society presso la Columbia University di New York, è, di Guglielmo Marconi, nipote, in quanto figlio di una prima figlia di Marconi, Degna. In una succinta biografia di Guglielmo Marconi contenuta nel testo: "Tra razzi e telescopi"; Di Renzo Editore, ci narra la fantastica scoperta di Marconi, un'acquisizione evolutiva, per dirla con Niklas Luhmann, in tal modo gli uomini gareggiano con la natura mediante invenzioni me mutano le epoche. I’acquisizione evolutiva di Guglielmo Marconi, un'acquisizione che fa andare in avanti l'umanità e impedisce di tornare a ritroso, come oggi sarebbero le cellule staminali multipotenti, se verranno confermate le aspettative, l'acquisizione evolutiva di Guglielmo Marconi fu, celeberrima, la comunicazione mediante onde senza cavo. Paresce attinge a memorie familiari e al fondamentale testo di Hugh G.J. Aitken. Figlio di un benestante italiano, Giuseppe, e di madre irlandese, Annie Jameson, nato il 25 aprile 1874 a Bologna, Guglielmo, irregolare negli studi e presso che affidato a insegnanti privati per volontà materna, è appassionatissimo di scienza fisica, ciò che la madre accentua dispensandolo dallo studio di quanto al figlio non è gradito. Tra i quindici e i vent'anni si precisano non tanto gli interessi mentali di Marconi, ma le sperimentazioni a proposito. Affidandosi a una ricerca di Barbara Vallotti, Paresce ricostruisce gli esperimenti casalinghi di Marconi o nel laboratorio del suo docente di fisica, Vincenzo Rosa. Culminano, tali esperimenti, con l'incredibile invio di segnali elettromagnetici a distanza di due krn «oltre una collina che celava la visione ottica diretta del ricevitore». Stupefacente. Le onde elettromagnetiche erano state scoperte ma nessuno aveva concepito di utilizzarle, senza strumenti di conduzione, per via dell'etere. Paresce cita una frase della rivista "L’Elettricità” studiatissima da Marconi, nella quale si formulava l'ipotesi di un telegrafo senza fili. Ma occorreva attuare l'ipotesi.
Come in tutte le scoperte decisive, era l'uovo di Colombo. Tuttavia nessuno aveva immaginato di utilizzare le onde elettromagnetiche... per comunicare. Dopo esperimenti in Inghilterra, dove la madre aveva parenti ragguardevoli, e i Lloyd's di Londra, che colgono l'immane importanza di poter relazionare con le navi in ogni parte del mondo, il che avviene dopo anni di ostinatissimo perfezionamento, Marconi, infine, scopre il tipo di onde che permettono una trasmissione più forte e distante. Le onde corte e i trasmettitori a bassa potenza risolsero per sempre la possibilità di comunicare effettivamente in ogni parte del mondo. Da leggere, nel testo di Paresce, l'indomita volontà di Marconi per rompere le complessità ostative alla trasmissione senza fili. Insegna a stimare la scienza e gli scienziati che, sovente, dicevo, "usiamo" senza gratitudine come se quel che hanno scoperto o inventato non costasse ingegno, devozione e solitudine.