L’ESPRESSO, Cultura, La scienza, 30/06/2006

Giochi per fisici adulti

Piergiorgio Odifreddi

Una vecchia barzelletta racconta di un ubriaco che, di notte, sta cercando una chiave sotto un lampione.
A un amico che gli domanda se è sicuro di averla persa proprio lì, l’ubriaco risponde:«No, ma la cerco sotto il lampione perché c’è più luce».
Giorgio Parisi, uno dei nostri fisici migliori e più noti, trae da questo aneddoto il titolo “La chiave, la luce e l’ubriaco” per un libretto di riflessioni (Di Renzo Editore, pp. 75, €10) nel quale spazia dalla ricerca scientifica alla politica universitaria.
Nella metafora l’ubriaco sarebbe la fisica classica, che si è concentrata per secoli su problemi che era in grado di risolvere, anche se avrebbe preferito affrontarne altri per i quali non era ancora attrezzata: un po’ come se ad architettura ci si concentrasse su lo studio dei materiali, sperando ingenuamente di arrivare a spiegare gli stili attraverso le proprietà dei mattoni.
Oggi, invece, i tempi sembrano maturi per lo studio dei sistemi complessi, che stanno a metà strada tra lo studio meccanico delle particelle e quello termodinamico dei gas, in cui contano rispettivamente solo gli individui (come nel capitalismo) o solo le masse (come nel comunismo).
Questi sistemi sono difficili da studiare perché il loro comportamento collettivo non si può banalmente ridurre alla somma dei comportamenti individuali delle singole parti, ed emerge da essi in maniera più complessa.
Ma vale la pena studiarli, perché essi costituiscono esempi di cose concrete come le reti informatiche, i mercati finanziari o il sistema nervoso: cioè del mondo “vero” che finalmente oggi possiamo incominciare affrontare, dopo esserci tanto a lungo baloccati coi «sistemi giocattolo» della fisica classica.