Almanacco della Scienza, n.11 del 9 giugno 2004, in libreria

La ricerca è approdata tra le colline senesi

Alessandro Sanfori

Come può un inglese nato a Liverpool nel 1938 trovarsi a parlare con i nativi d’America in un tepee dei Blackfoot tra gli splendidi paesaggi canadesi, o vivere un’esperienza affascinante in un villaggio medievale italiano? Tutto questo è successo a David Peat, ricercatore del National Research Council, che ha svolto la sua attività di ricerca in Inghilterra e in Canada, allievo di David Bohm, che negli ultimi anni ha votato la sua esistenza alla conoscenza delle idee astratte, finito ad esplorare l’idea di onestà e a parlare di etica.
Peat che da alcuni anni vive a Pari in Toscana, ha appena finito di scrivere “I sentieri del caso” dove racconta un affascinante viaggio personale, che va dallo studio della fisica quantistica, a quello dei fenomeni complessi, passando per l’arte, la filosofia, un incontro affascinante con Carl Gustav Jung attraverso i microfoni dell’emittente radiofonica inglese Bbc e l’impegno sui problemi etici, come l’intervento sensibile e il futuro del pianeta.
La curiosità di Peat per il mondo e le sue mille sfaccettature ha fatto in modo che tra Grosseto e Siena, nel suggestivo borgo di Pari, il ricercatore inglese realizzasse uno dei centri culturali più interessanti del nostro paese, il “Center for New Learning”, dove artisti e scienziati, indiani d’America e ricercatori universitari possono incontrarsi e confrontarsi sui più svariati temi della vita, della scienza e della religione. Peat ama definirsi uno straniero in patria: non italiano, non toscano ma cittadino del mondo. Ancora una volta la campagna toscana ha colpito nel segno. Negli ultimi anni i dintorni di Siena sono stati ribattezzati “Chiantishire”, accogliendo tra le dolcissime colline centinaia di inglesi che, come Peat, hanno trovato la giusta pace e probabilmente “l’energia” necessaria per dare vita a numerosi progetti.
Il libro è il racconto fedele di questo percorso, solo apparentemente tortuoso e casuale, che ha condotto lo scienziato inglese a guardare alla scienza non come collezione di oggetti, ma come esperienza interiore.