Il Messaggero, giovedì 28 ottobre 2004, pag. 23, cultura & spettacoli

Quel che resta a Cuba dopo il crollo dell’ideologia comunista

Claudia Rocco

L’ultimo avamposto del comunismo facilmente accessibile al mondo, Cuba, diventa il luogo deputato per un lungo confronto. Un ininterrotto parallelismo tra l’utopia della piccola isola caraibica e il resto del mondo, ormai globalizzato e consumistico. Una riflessione che viaggia con le vicende dei protagonisti di questo ultimo libro di Gianni Perrelli, Habana Libre (Di Renzo Editore, 159 pagine, 12 euro). Portante è la figura di José, di giorno chirurgo stimato, di notte tassista abusivo per sopra vivere, cinquantenne ancora fedele agli ideali della “revolution” ma anche acuto osservatore dei mali dell’isola. È il suo incontro con Mario, un italiano diverso da quelli che sbarcano sull’isola solo per far una scorta di sesso, a dar sfogo a quelle che potrebbero definirsi crisi d’identità se non toccassero corde più universalmente riconoscibili. il grande dilemma, cioè, del crollo dell’ideologia comunista. Lo svelamento di un’utopia. Il sogno di una società che “poneva gli uomini sullo stesso piano”, “che avrebbe abolito lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo”. Lo scontro fatale con la realtà, forse la vera natura umana. La disillusione e l’amarezza nel riconoscere ancora validi quei principi e il non riuscire ad accettare comunque il mondo consumista, globalizzato, appiattito, schiavo non di una dittatura ma del dio denaro. Un bisogno forte di equità sociale, di umanità e anche di spiritualità.