m@g, giornale a cura della Scuola di Giornalismo dell’Università Cattolica, lunedì 7 giugno 2004, letture

Professione reporter

Stefano Landi

(Professione reporter, Di Renzo Editore, Pagine 89, euro 9,50)

Nel mondo del giornalismo c’è chi dirige l’orchestra a tavolino e chi ama vagabondare per il mondo da solista. Gianni Perrelli, caporedattore e inviato speciale de L’Espresso, ha scelto per vocazione la seconda strada e la racconta attraverso le sue esperienze sul campo nelle pagine di Professione Reporter. Una pennellata su come si diventa giornalista e su come ci si sente dopo trent’anni da giramondo a caccia di notizie. Su come superare il duro impatto e le ristrettezze economiche degli esordi e formare quello spirito di adattamento che ti consente di passare senza troppe remore dal letto del grande albergo al materassino per terra tra formiche e scarafaggi.
Maturità classica nella Bari degli anni sessanta. L’amore per la scrittura che matura all’improvviso, quando di notte, inizia la corsa verso l’edicola della stazione per acquistare il settimanale fresco di stampa in arrivo da Roma e Milano. La fuga mentale durante la lettura dei grandi reportages: l’unico modo per lasciarsi alle spalle la piccola provincia del sud e affacciarsi sul palcoscenico internazionale. Gli esordi da cronista sportivo sui campi di periferia. I rischi e le tensioni sulle strade della Baghdad liberata e del Kuwait dominato dai predoni del deserto. La febbre da scoop: il fermo di Martelli all’aeroporto di Malindi in Kenya per sospetto possesso di marijuana nel 1988 e, dieci anni dopo, le dichiarazioni dell’ex allenatore della Roma Zeman sul doping nel calcio. Ma anche la malinconia, la nostalgia degli affetti e della cucina di casa.
Fare l’inviato vuol dire girare il mondo. Essere prima di tutto e tutti il testimone della storia che cambia. Colui che osserva da vicino gli avvenimenti, per raccontarli attraverso i suoi occhi a chi a casa incomincia a correre verso l'edicola più vicina, smanioso di allargare i suoi orizzonti a quei palcoscenici inaccessibili che solo alcuni giornalisti hanno il privilegio di raggiungere.
LA FRASE: Per vincere la routine e conservare la freschezza mi sono sempre sforzato di considerare il giornalismo come una prosecuzione del liceo. A scuola facevo i temi e mi davano i voti. In giro per il mondo continuo a fare i temi e adesso mi danno da vivere.