l’Unità, lunedì 9 gennaio 2006, scienza

Prattico, un giornalista con la passione per la scienza

Pietro Greco

Capita di rado che una casa editrice chieda a un giornalista di narrare la sua vita. E non succede quasi mai che il giornalista ricostruendo, con pudore, la sua vicenda umana finisca per parlare di scienza con lo stile del cronista e la profondità del filosofo. Ecco cos’è La lampada di Aladino, l’agile libretto (50 pagine, 7 euro, Di Renzo Editore) che Franco Prattico, giornalista e scrittore, ha appena pubblicato con l’editore Di Renzo: un saggio densissimo sulla scienza. E, quindi, sulla sua comunicazione. Franco Prattico nasce al giornalismo in una redazione dell’Unità. Quella napoletana del dopoguerra resa famosa da un libro di Ermanno Rea, Mistero napoletano, e frequentata da un grande matematico e comunista, Renato Caccioppoli, che guardava alla sua disciplina come a poesia e interpretava la milizia comunista come un modo per aprire porte e finestre alla cultura europea. L’incontro con Caccioppoli segna profondamente il giovane Prattico. Non solo perché, dopo una serie di peripezie, diventa il giornalista chiamato da Eugenio Scalfari a parlare di scienza dalle colonne di un nuovo e ambizioso quotidiano, La Repubblica. Ma anche e soprattutto perché Prattico parlerà della scienza come poesia, contribuendo ad aprire le porte e le finestre della divulgazione italiana alla cultura europea.
Cuore del discorso (e della vita professionale) di Franco Prattico è l’affermazione che la scienza è cultura. E che l’impresa scientifica - che pure ha straordinarie ricadute tecnologiche, economiche, sociali - ha come portato principale la sua rigorosa, ma creativa dimensione culturale. È questo che, da almeno quattrocento anni, fa della scienza lo strumento principale con cui l’uomo acquisisce nuove conoscenze intorno al mondo che lo circonda e a se stesso. Ma è anche questo che pone la scienza in una trama più complessa dove si lega e, anzi, si interpenetra con le altre grandi dimensioni della cultura dell’uomo, dalla filosofia all’arte. Scienza e (è) poesia, appunto.
Questa dimensione fa sì che la scienza non sia - non possa essere - superba. Chiusa in se stessa e autoreferenziale. Fa sì che la scienza sia - debba essere - gelosa del suo rigore, ma aperta al gioco di contaminazioni con le altre dimensioni della cultura umana. Gioco a cui la scienza porta - deve portare - quello che Franco Prattico considera il più alto dei suoi valori: la capacità di critica. Che è anche, e soprattutto, capacità di autocritica. La scienza non offre certezze, ma un'incessante attività e capacità di analisi.
Tuttavia c’è un’altra dimensione in cui Franco Prattico interpreta l’anima profonda della scienza. È la dimensione, teorica e pratica, che potremmo definire di sociologia della comunicazione. Proprio perché la scienza è cultura - una grande cultura critica - merita di essere comunicata, diffusa al grande pubblico. Ma non attraverso una piatta divulgazione che riduce la conoscenza scientifica a una sorta di magica e nera scatola che produce meraviglie sotto forma di risultati (tecnici) in maniera incomprensibile e riduce il comunicatore al mero ruolo di araldo dello scienziato. Fedele allo spirito critico che anima la scienza, chi la comunica - sostiene Prattico - lo deve fare in maniera appunto critica. Deve interpretare se stesso e il suo ruolo come «intellettuale prospettico». Capace di comprendere e diffondere i significati profondi dell’attività scientifica e di guardare critico persino più lontano di dove, costretti dai loro specialismi, gli scienziati e altri studiosi riescono a lanciare lo sguardo.
È anche per questo che Prattico ha fondato, presso la Scuola internazionale superiore di studi avanzati di Trieste, la prima scuola italiana di comunicazione della scienza. È una visione alta del giornalismo e della comunicazione quella che propone Franco Prattico. Forse velleitaria. Ma assolutamente indispensabile in un’epoca in cui la scienza, non senza punti di crisi, si afferma come il motore più potente tanto dell’economia quanto della cultura dell’uomo.