ilcoaching.it, giugno 2003, coaching & thinking

Il futuro è predeterminato?

Ilya Prigogine non è un filosofo della Grecia antica, ma un fisico e chimico contemporaneo. Uno strano individuo, nato in Russia e cresciuto in Belgio, che ha speso la vita nei suoi laboratori di Bruxelles. Cosa si è inventato quest’anima in pena? Ha dimostrato matematicamente che la natura è creativa, irreversibile e probabilistica (qualche altro matto gli ha dato il premio Nobel). Uno dei suoi concetti chiave è quello delle biforcazioni, come se la natura durante il suo viaggio nel tempo (che quindi esiste oggettivamente) si trovasse di fronte a bivi, a scelte da fare e in modo irreversibile. Ovvero la natura non è una concatenazione di eventi prederteminati nella loro sequenza, ma un insieme dinamico, probabilistico, un sistema di non equilibrio. Un colpo niente male contro Parmenide, la fisica dei quanti, il metodo sperimentale, i fautori del Gattopardo! Ecco cosa ne deduce Prigogine: “Soprattutto in quest’epoca di globalizzazione e di rivoluzione basata sulle reti, il comportamento a livello individuale è il fattore chiave nel plasmare l’evoluzione dell’intera specie umana, proprio come poche particelle possono alterare l’organizzazione macroscopica della natura e dar luogo alla comparsa o alla scomparsa di strutture dissipative. Il ruolo degli individui è più importante che mai…” (I. Prigogine, Il futuro è già determinato?, Di Renzo Editore, Roma, 2003). Proprio nell’epoca della globalizzazione, quando il mondo in 50 anni ha decuplicato i suoi abitanti, un vecchio fisico belga ci ricorda che gli individui sono più che mai il fulcro del cambiamento, i veri protagonisti della scena. Nel bene come nel male.