Principi di una teoria unitaria del mondo fisico e biologico

Luigi Fantappié

Di Renzo Editore

Tutte le leggi fisiche che governano il nostro mondo descrivono una realtà in dissipazione. Sotto l’impero della fisica tutte le cose tendono a disperdersi, a livellarsi, a mescolarsi. Questo è statuito nel secondo principio della termodinamica, che sentenzia che il mondo va dalla differenziazione alla omogeneità, dallo straordinario al mediocre, dal distinto all’indistinto. Il fatale livellamento delle cose si dice entropia e il secondo principio della termodinamica si può esprimere in breve dicendo che l’entropia è sempre in aumento. Alla fine dei tempi tutto sarà omogeneo, cenere depositata, e nulla potrà più accadere.
Non c’è da stare allegri, a maggior ragione perché la decadenza e la dissipazione procedono con la nostra età e ahimè, anche con l’avanzare della storia. Come possiamo scrollarci di dosso questo destino deprimente, questa inesorabile opera del diavolo, dissolutore delle nostre distinzioni e delle nostre resistenze, maestro di dissipazioni spirituali e materiali?
La risposta c’è sempre stata ed è stata risposta nella volontà creatrice e ordinatrice del Padreterno, che appunto dal Caos ha creato le differenze e le forme. Ma da quando il mondo ha relegato Iddio tra le superstizioni e le soluzioni ad hoc, ed ha affidato i suoi affari alla fisica e alla sua ineluttabilità, la risposta non c’è più.
È stato nel 1942 che uno dei nostri più illustri matematici, Luigi Fantappié (1901-1956) ha proposto una teoria rivoluzionaria, che scrolla la tirannide dell’entropia e ci offre la speranza di una fisica che presieda alla ricostruzione e alla ricomposizione del mondo. Il nuovo paradigma fu chiamato Teoria unitaria del mondo fisico e biologico, e dopo mezzo secolo viene riproposto in un volumetto dalla copertina colore violetta del pensiero.
Espressa in termini sintetici e sibillini, la teoria ci dice che accanto ai fenomeni entropici (dissipativi) si danno processi costruttivi o edificanti che possono chiamarsi sintropici.Subito un esempio: un sassolino cade in un laghetto e sprofonda, formando in superficie una serie di onde circolari e divergenti che vanno via via dissipandosi quanto più si allontanano dalla causa: è un fenomeno entropico. Supponiamo che sullo specchio del laghetto si formi una larghissima impenetrabile onda circolare e questa converga in onde sempre conchiuse e distinte, sinché si formi uno schizzo centrale che buchi la superficie, sprofondi, succhi il sassolino e lo sputi verso l’alto: sarebbe un fenomeno sintropico. Il fenomeno sintropico rispetto le leggi della fisica, usa le stesse formule, solo che si permette di cambiare un più in un meno, invertendo la direzione del tempo. Se avessimo filmato il tuffo del sassolino e l’espandersi delle onde nello stagno, e ci divertissimo a proiettare il film alla rovescia, vedremmo la strana espulsione del sassolino, causata dalla convergenza delle onde. A questo punto, attenzione! Qui non si tratta di causa ed effetto, l’espulsione del sassolino non è causata. Cosa sia il fine a cui tutto il modo convergente è predisposto. Il sassolino lo si può gettare, a volontà, nel laghetto ed esso immancabilmente causerà le onde divergenti fino al suo ultimo effetto, che è l’estremo sottilissimo cerchio. Ma nessuno potrà produrre sul laghetto indisturbato quel cerchio impercettibile e farlo convergere verso il suo centro per generare lo schizzo ed esprimere il sassolino. Il mondo sintropico è estraneo alla volontà umana e all’artificio, non dipende minimamente da ciò che sia fuori di casa. Si direbbe miracoloso, ma obbedisce alle stesse formule della fisica, con un solo minuscolo prodigio, l’invenzione del segnetto del Tempo.
Ma questi avvenimenti sintropici fanno parte dell’esistenza? Per la verità, essi - ci dice Fantappié - non sono percepibili, perché i nostri sensi non possono essere incontrati da un’onda che fugge alla velocità della luce.
La teoria unitaria di Fantappié andrà elaborata o completata, ma è da quel genere di ragionamenti che emergerà un senso per la realtà vivente. Non si potrà mai spiegare la costruzione e l’evoluzione della complessità vivente con le leggi della dissoluzione.

Un tale tentativo fu fatto da Jacques Monod (Il caso e la necessità, Mondadori, 1970) in modo assolutamente implausibile. Monod conviene che l’evoluzione è «un processo necessariamente irreversibile che definisce una direzione nel tempo, direzione che è identica a quella imposta dalla legge dell’entropia». Ma come aumenta la complessità? Monod immagina che nel declino generale qualche piccola scossa possa essere ascendente a questi fuggevoli movimenti «captati e riprodotti dal meccanismo replicativo (e) mantenuti dalla selezione» rappresentino, in mezzo a infiniti altri, «una specie di macchina per risalire il corso del tempo». La via è stessa suggerita da Fantappié. Invertire il tempo. Io da biologo, avrei una obiezione da sollevare a Fantappié e al suo allievo e curatore Giuseppe Arcidiacono. Che una violetta che appassisce, si sbricioli e torni a terra non fa il percorso inverso di un seme di violetta che germini, produca uno stelo, un boccio e un fiore. le composizioni viventi seguono leggi che non sono l’inverso delle leggi della decomposizione. Sono vie tutt’affatto differenti, espressioni di semi di ordine dispersi nella terra del mondo. La vita è una fanciullina sbocciata da un amore, non è un Lazzaro risorgente.
Giuseppe Sermonti

Per approfondire l’argomento:

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Giuseppe Arcidiacono - Spazio, iperspazi, frattali

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Giuseppe e Salvatore Arcidiacono - Entropia, sintropia, informazione

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