Ethimos n. 2, 2005

Le crociate tra storia e fede

Uno storico credente corre forse il rischio di un conflitto interno tra le esigenze della propria ricerca e quelle della propria fede? La domanda viene posta da Jonathan Riley-Smith, di mestiere storico e di religione cattolica, nel suo Al seguito delle crociate (Di Renzo Editore): una domanda non da poco, se si considera il tema trattato. “Penso di servire nel modo migliore la fede comportandomi da storico il più onestamente possibile,” scrive Riley-Smith. “Naturalmente non vi può essere uno storico che non porti il proprio bagaglio personale – compresi i preconcetti e le predisposizioni.”
Queste e altre riflessioni, ispirate dalle accuse di eccessiva indulgenza verso i crociati in virtù della sua conversione, in gioventù, alla fede cattolica, costituiscono la prefazione ad una trattazione che non risparmia dettagli e interpretazioni di questo fenomeno più che mai attuale. Non è simpatia quella che Riley-Smith dimostra nei confronti dei crociati, bensì “empatia”: se è vero che furono autori di atti orrendi, lo storico ha il compito di entrare nella loro mente e di tentare di comprenderne le motivazioni e le intenzioni. Le prediche, i reclutamenti, la violenza e la crudeltà, sono tutti aspetti di un mondo che lo affascina pur essendogli alieno e ripugnante, e che egli non riesce a spiegare fino in fondo.
E forse Riley-Smith delude i suoi critici quando dichiara di aver compreso, a un certo punto, che la guerra santa era rientrata nel pensiero cristiano e che “persone intelligenti e sofisticate, quali sono i nostri contemporanei, possono condividere certi punti di vista con apologisti medievali.”