la Repubblica, 29 aprile 2005, ed. di Napoli

L’enigma del tempo

Sossio Giametta

L’incontro sul tema del tempo avvenuto il 22 aprile nella chiesa della Croce di Lucca tra lo scienziato Edoardo Boncinelli e il filosofo Galimberti si è chiuso con un nulla di fatto, nel senso che il tempo è rimasto alla fine l’enigma che era all’inizio, anzi che era già per Sant’Agostino, il quale, come si sa, diceva che se uno non glielo chiedeva, sapeva benissimo cos’era il tempo, ma se uno glielo chiedeva, non sapeva rispondere. Questo, dice Boncinelli, vale per tutte le cose: se ci si accontenta dell’approssimazione, si può dire di sapere quasi tutto, ma se si vuole conoscere con esattezza, tutto diventa difficile.
Sant’Agostino credeva di sapere, ma non sapeva che cosa fosse il tempo. Non lo si sa neanche oggi. Anzi oggi c’è qualcuno, in particolare lo scienziato italiano Carlo Rovelli - ha detto Boncinelli - che sostiene che il tempo non esiste. Ma è già dal tempo di Kant che la filosofia ha stabilito che il tempo non esiste in sé, in quanto è una delle due forme soggettive a priori - il tempo e lo spazio - in cui si inquadra in noi l’esperienza, legata dalla causalità.
Non è la prima volta che la filosofia anticipa anche di secoli la scienza. Anche che la materia non esistesse in sé ma fosse “spirito”, cioè energia, era stato detto, prima che da Einstein, dal filosofo irlandese Berkeley e poi da Schopenhauer. La materia, apparentemente la cosa più evidente e solida che esiste, è solo pensabile astrattamente, non è intuibile, essendo intuibile solo come materia specifica, come legno, ferro (in tedesco non come Materie ma come Stoff). Certo Einstein l’ha poi sostenuto con precisione scientifica, riassumendolo nella famosa formula E=mc2, cioè energia è uguale alla massa per la velocità della luce al quadrato. E ciò significa che un grammo di materia contiene energia equivalente all’esplosione di 20 mila kg di tritolo.
Anche la meccanica quantistica, che ha introdotto nella scienza la possibilità e la probabilità, cioè la causalità, il “nobile” von Ohngefaehr (per caso) di Zarathustra, si avvicina sempre più alla teoria della volontà di potenza di Nietzsche, che prima che una teoria metafisica è una teoria fisica, nel senso che è la rilevazione ultima di tutti i fenomeni del mondo. Quanto al tempo: esso non esiste ed esiste. Non esiste come entità a sé; esistono solo i processi naturali; ma esiste come astrazione, come concetto convenzionale che unifica, semplifica e simboleggia i processi naturali dal punto di vista della successione, mentre lo spazio li unifica, semplifica e simboleggia dal punto di vista dell’adiacenza. Tempo e spazio dunque sono come il denaro, che in sé non esiste: è carta o metallo, che di per sé sono o non sono valore come tutte le altre cose del mondo; ma diventa valore come strumento convenzionale che unifica, semplifica e simboleggia tutti i processi economici.
[In Italia Carlo Rovelli ha pubblicato Che cos’è il tempo? Che cos’è lo spazio? Di Renzo Editore, 2004]

Leggi anche il libro di Edoardo Boncinelli, "A caccia di geni".