intercom, dicembre 2000, recensioni

Rudy Rucker, Filosofo cyberpunk

Marco Minicangeli

[Rudy Rucker, Filosofo cyberpunk, Di Renzo Editore, Roma]

Divertente questo Filosofo cyberpunk, un piccolo saggio-autobiografia di (su) Rudy Rucker, se non il più visionario, palma che spetta sicuramente a William Gibson, sicuramente lo scrittore più fantasioso del gruppo cyberpunk.
Il libro è organizzato come una sorta di intervista-fiume, in cui però non compaiono mai le domande. Ripercorre le tappe fondamentali della carriera di questo scrittore: i suoi esordi, le difficoltà incontrate nell’America di destra di Reagan e Bush, l’amore per la matematica e per i computer. Proprio per fuggire l’ambiente reazionario che la fa da padrone nel sistema scolastico americano, Rucker "emigra" in Germania all’università di Heidelberg, dove rimane un paio d’anni. E proprio qua va lentamente maturando le idee dell’approccio transrealista alla letteratura, forse una delle cose più importanti che ci ha dato il cyberpunk.
Realtà alternative, universi paralleli, infinito, intelligenza artificiale: sono questi i temi trattati dai suoi romanzi. Il suo approccio ha perciò poco a che vedere con Gibson o Sterling, che prediligono il sociale rispetto al tecnologico. E mentre scorrono le pagine, tra le righe Rucker ci dice che il cyberpunk ha rappresentato l’ala sinistra del fantascienza americana, quella radicale e anarchica. Via perciò i temi militari del vecchio pulp: il nuovo pulp ha un approccio nterdisciplinare, trasversale che in qualche maniera è la narrazione della nascita dell’uomo nuovo. La Grande Opera dice Rucker, il New Edge: "hacher o scrittori o rapper o sampler o progettisti o cantanti (…) lavoriamo alla Grande Opera perché è divertente (…) Non ci è concesso veramente di sapere che cosa sia. La Grande Opera è come un insieme di Mandelbrot".
Insomma, interessante: per chi vuole saperne di più sul cyberpunk e sull’autore.