Etimos, n. 3, marzo 2005

Economia e globalizzazione, ecco la nuova Russia

Inizialmente ai russi piaceva essere globalizzati e persino gli aspetti negativi di questo fenomeno, come il crollo del rublo, venivano considerati positivamente, indice importante dell’approccio russo alla globalizzazione e della frustrazione data da decenni di isolamento. Così Boris Kagarlitsky, sociologo specializzato nei problemi della globalizzazione, riflette sugli sviluppi di questo fenomeno nel suo paese nel suo primo libro pubblicato in Italia, Dove va la Russia (Di Renzo Editore).
In realtà, ci spiega, la Russia è una delle grandi vittime della globalizzazione, ritenuta la ricetta perfetta per condurre il paese fuori dall’economia centralizzata e verso il capitalismo occidentale, ma del tutto inadatta alla sua realtà. Il risultato è stato un aumento di ricchezza solo per chi era già ricco, mentre la popolazione è vittima di un continuo impoverimento e di vertiginosa disuguaglianza. La ricetta occidentale - liberalizzazione, stabilizzazione, privatizzazione – ha strangolato l’economia russa, priva del sostegno di un sistema bancario affidabile e di un sistema giudiziario indipendente. L’elite politica russa, continua Kagarlitsky, ormai priva dello strumento della guerra fredda, crede che la sola alternativa possibile sia un totale adattamento alle strategie europee e americane e il movimento no-global, ancora solo potenziale, viene interpretato in Russia solo come anti-americanismo.
Pur non essendo ancora sfociato in un movimento “fisico”, che scende in piazza e manifesta, il popolo no-global russo rappresenta però una linea politica molto forte, molto più che nel resto del mondo. Per questo, ammette il sociologo, “io stesso ho un ruolo sulla scena politica russa che in Italia non sarebbe quasi immaginabile. Sono al contempo una figura politica e un esponente del movimento anti-globalizzazione.”

Boris Kagarlitsky, Dove va la Russia