Factanet.it, maggio 2004, cultura

La scomoda eredità dell’essere scimmia

Desmond Morris, zoologo e entomologo, scrive sulle nostre origini

Guerrino Mattei

("Linguaggio muto. L'uomo e gli altri animali", Editore Di Renzo, aprile 2004)

Nel 1958, lo zoologo ed etnologo Desmond Morris pubblicò i risultati delle sue osservazioni su Congo, lo scimpanzé che sapeva disegnare. Oltre a destare l’entusiasmo di grandi pittori come Picasso, Dalì e Mirò – si dice persino che quest’ultimo fosse disposto a barattare i suoi disegni con quelli di Congo – Morris portò alle sue estreme conseguenze il binomio uomo-scimmia. Non solo l’uomo discende dai primati – o con questi ha in comune larga parte del suo patrimonio genetico – ma una scimmia è persino capace di simulare la più alta e creativa delle attività umane: l’arte.
Circa un decennio dopo, l’etnologo affondò il suo colpo di grazia, pubblicando quello che sarebbe diventato il più venduto best-seller della saggistica scientifica: La scimmia nuda.
Oggi – dopo le recenti polemiche sull’erronea esclusione di Darwin dai programmi scolastici italiani – l’ormai settantenne Morris ne approfitta per ripercorrere, con un’autobiografia, le tappe salienti di una vita a dir poco fuori dal comune. Il Linguaggio muto. L’uomo e gli altri animali (Di Renzo editore) è la ricostruzione – a tratti esilarante – delle avventure-disavventure di uno zoologo, impegnato nel difficile compito di analizzare l’animale-uomo, secondo la pratica del man-watching (versione umana del bird-watching).
Ed ecco, allora, che la tifoseria calcistica si trasforma in una sorta di uccisione rituale e tribale della “grande preda” – dove il momento apicale è segnato dal goal – oppure la perdita del contatto fisico nella specie umana è il prezzo di forme intermedie e più evolute di comunicazione, come il linguaggio.
Ma la lente implacabile dello scienziato passa al setaccio ogni gesto e comportamento: dalla superstizione ai contrasti generazionali, dalle differenze tra i sessi all’abbigliamento.
Il metodo è rigorosamente scientifico, ma non accademico, giacché a Morris non piace l’atmosfera artefatta dei laboratori. Ne sanno qualcosa i suoi aiutanti, costretti a girare documentari per la BBC dentro lo zoo di Londra, a stretto contatto con serpenti velenosi e pipistrelli-vampiro.
L’insolito non lo attrae, ma la sua più grande qualità è quella di far diventare straordinariamente interessante il “normale”. Lo sapevate, ad esempio, che una madre – anche se bendata – può riconoscere il proprio bambino, persino tra migliaia di neonati, dal semplice odore o dalla tonalità del pianto? E che il linguaggio del corpo varia da zona a zona in virtù di influenze che risalgono a millenni addietro? I napoletani di oggi gesticolano come facevano i greci antichi…
Se solo ci guardassimo intorno, scopriremmo che c’è del sensazionale anche nell’apparente normalità di tutti i giorni.