ANSA, mercoledì 12 marzo, NOTIZIARIO SCIENZA E TECNICA

Giuseppe Sermonti, Scienziati nella tempesta, profeti e professori

(Di Renzo Editore, pag. 190, euro 12)

L'ultima opera del genetista-epistemologo Giuseppe Sermonti è rivolta agli studenti della scuola superiore o dell’università e in particolare ai cultori di scienze biologiche fisiche, e mediche, ma è adatta a qualunque lettore curioso o amante di gialli. La 'commedia da tavolo' è insieme un piacevole intrattenimento e una proposta didattica.
Tre, talvolta più, lettori si dispongono dietro un lungo tavolo col testo di una commedia davanti e leggono, a turno, la parte loro assegnata, di fronte a un piccolo pubblico, o a una classe. Le sette commedie trattano di dispute e tempeste scientifiche e tutte mostrano che la formulazione di tesi o principi naturali non e' solo la soluzione di problemi astratti, la lampadina che si accende sulla fronte del genio o l'eureka nella vasca da bagno. È molte volte una lotta di un illuminato (il Profeta) contro l'Establishment accademico (i Professori), che può concludersi talvolta con l'esilio o la morte dell'innovatore. La scienza, morta sui libri di testo, viene ravvivata nel confronto e nel dialogo, e riportata nella realtà viva e drammatica della lotta quotidiana da cui è nata. Quando spira vento di tempesta un'idea sta nascendo. Se il pensiero scientifico genera passioni e drammi è perché esso non è mai staccato dal mondo, ma unito alla storia, alla fede, alla politica, all'orgoglio nazionale. Benché si dichiari astratto e neutrale, esso è sangue della vita, tempesta del pensiero.
Le sette commedie trattano di argomenti e personaggi diversi per carattere, interessi, epoche, geografia. Dalle discussioni sulla riscoperta di Mendel (Olanda-Germania, 1900), sulla genesi della fiaba (Germania, 1600) e sulla circolazione sanguigna (Italia-Inghilterra, 1500-1600), si passa a vicende più vicine e più drammatiche. L'ungherese dottor Semmelweis si dà la morte per provare l'infezione clinica (1865), l'austriaco Kammerer si spara per una disputa sulla trasmissione dei caratteri acquisiti (1926), lo statunitense Oppenheimer celebra la morte atomica (1945) e, in un finale struggente, l'azerbagiano padre Florenskij conosce l'esilio e la fucilazione per aver voluto coniugare la scienza all'Eterno (1937).
L'autore raccomanda che le commedie siano lette con un tono che sia ''la via di mezzo tra la puntuale lettura dei conferenzieri e la dizione melodica dei commedianti. Essi non debbono saper le loro parti a memoria, né devono perdersi tra le righe, ma mantenersi in quella incerta sicurezza che è appunto il modo di procedere della verità scientifica''. Si può provare qualche accompagnamento musicale. Ogni commedia dura pressappoco un'ora scolastica, che passa presto, lascia un ricordo vivo e non prevede alla fine interrogazioni od esami. Richiede però preparazioni e prove. Il libro si può anche leggere da soli e sottovoce, accanto a un abat-jour.