Il Foglio, martedì 4 ottobre 2005, pag. III, Ciao Darwin

Ottant’anni vissuti né per Caso né per Necessità. Un omaggio

Marco Respinti

Oggi, san Francesco d’Assisi, Giuseppe Sermonti, il maggior scienziato antiscientista italiano, compie ottant’anni tondi tondi. Di solito le critiche all’evoluzionismo dogmatico e supertiziosetto parlano l’inglese; con Sermonti, invece, hanno imparato, e molto bene, anche l’italiano.
Ovvio, Sermonti non è l’unico ad avere messo il dito nella piaga; eppure Sermonti ha l’unicità di avere speso una vita nella ricerca scientifica e accademica più rigorosa, di avere parlato e scritto fuori dai denti contro le vulgate di certo scientismo d’accatto, di non aver temuto mai le censure dei sacerdoti della mentalità dominante (semmai di aver sopportato stoicamente, cioè cristallinamente, le conseguenze delle sue prese di posizione) e di avere comunque conquistato una certa visibilità sui media. Utile, utilissima non tanto a lui, che non è mai stato un presenzialista, quanto alla forza cogente delle sue argomentazioni su uno dei temi di dibattito più intriganti, misteriosi e controversi che si possano immaginare, ma proprio per questo appassionanti e mai solo per addetti ai lavori. L’origine della vita, la vera natura della specie “homo”.
Romano, quarto di sette fratelli, laurea in Agraria e in Biologia all’Università di Pisa, nel 1950 Giuseppe Sermonti entra all’Istituto Superiore di Sanità e dà vita a un reparto di Genetica Microbiologia che, grazie ad alcune scoperte sulla ricombinazione genetica parasessuale nel “Penicilium” e nello Streptomyces”, produttori di sostanze antibiotiche, inaugura il campo della genetica dei microorganismi industriali. Nel 1964 è chiamato alla cattedra di Genetica. Insegna a Camerino, a Palermo e a Perugia, dove, dal 1974, dirige l’Istituto di Genetica dell’Università.
Nel 1971 pubblica per la torinese Boringhieri “Genetica generale”, testo fondamentale di riferimento, e l’anno dopo, per la bolognese Zanichelli, un testo divulgativo, “Vita coniugale dei batteri”. Presidente dell’Associazione genetica italiana per il biennio 1970-1971, nel 1978 è vicepresidente a Mosca del XIV Congresso internazionale di Genetica, e dal 1979 al 1988 presidente del Comitato internazionale del Working Group sulla Genetica degli organismi industriali da lui fondato.
Fu negli anni dell’insegnamento a Palermo che Sermonti inaugurò una lunga carriera di critica allo scientismo, inevitabilmente scontrandosi con il suo mito fondante, il neo-darwinismo. Il tutto iniziò peraltro su sollecitazione di due personaggi non certo comuni Elémire Zolla – l’Elémire Zolla di allora – e quell’Alfredo Cattabiani a cui hanno fatto capo iniziative editoriali decisive nel rompere l’egemonia culturale neomarxista e sessantottarda imperante in Italia. per Rusconi, dove operava Cattabiani, Sermonti pubblica nel 1971 “Il crepuscolo dello scientismo”, riedito nel 1976 e nel 2002 per i tipi della genovese Nova Scripta. Nel 1974 esce il suo “La mela di Adamo e la mela di Newton” (Rusconi) e i suoi interessi si differenziano. È infatti convinto che uno dei bisogni culturali primari dell’uomo sia la narrazione e che da esso si generino, in parallelo, sia il mondo del mito e della fiaba, sia quello della scienza. Alle favole dedica quindi quattro libri: “Il ragno, il filo e la vespa” (Mondadori, 1974) e, per Rusconi, “Fiabe di Luna” (1986), “Fiabe del sottosuola” (1989) e “Fiabe dei fiori” (1992).
Tutto continua più o meno bene fino a che, nel 1980, Sermonti diviene un “caso”. In quell’anno affonda infatti la lama pubblicando “Dopo Darwin, critica all’evoluzionismo” (Rusconi), scritto con Roberto Fondi, docente di Paleontologia del Quaternario all’Università di Siena e suo compagno di battaglie culturali memorabili. Il libro conosce ben 5 ristampe in due anni, ma Sermonti diviene un paria, colpevole di lesa maestà darwiniana. messo al bando dalla scienza ufficiale, l’insigne genetista però non si arrende. Nel 1979 aveva assunto a Perugia la direzione della Rivista di Biologia (fondata nel 1919), che rilancia come Rivista di Biologia/Biology Forum e che trasforma in strumento di confronto internazionale. Ora, dopo la censura, tempesta l’Italia di conferenze e di articoli sui giornali, e pubblica un nuovo libro, “Le forme della vita” (Armando, Roma 1981). L’evoluzionismo lo convince sempre di meno e per fondatissimi motivi scientifici.
Intanto prosegue nel suo vecchio, serissimo divertissment: la scrittura di commedie “da tavolo” sui drammi e i contrasti che caratterizzano la storia della scienza. ne produce una decina e ne pubblica tre con il titolo “Profeti e professori” (Di Renzo Editore, Roma 1987). Per Giuseppe Sermonti, ottant’anni, la sfida più importante è appena cominciata.