Il Tempo, sabato 5 aprile 1997, pag. 14

Così Hansel e Gretel finirono nella provetta degli scienziati

"Profeti e professori", il nuovo libro di Giuseppe Sermonti, genetista che s'inchina davanti alla filosofia

Fausto Gianfranceschi

Giuseppe Sermonti, genetista di fama internazionale, è uno dei pochi scienziati con vasti interessi filosofici e letterari. Si può dire, benché oggi suoni quasi scandaloso che la filosofia (sotto forma di conoscenza mitica e religiosa) guidi anche la sua ricerca. Anzi, egli sostiene che proprio i presunti "scienziati puri" sono condizionanti dalle mode, dalle idee dominanti, da interessi extrascientifici, che conviene smascherare. Di qui nascono i suoi libri di polemica con il darwinismo e con i relativi sottintesi ideologici. Questa polemica in Italia è stata censurata dal sistema di potere universitario, mentre ha avuto un eco internazionale, ha incontrato altrove importanti linee di convergenza, e in tale ambito Sermonti ha partecipato alla costituzione del Gruppo di Osaka per lo Strutturalismo dinamico, un'idea dell'evoluzione che si contrappone al darwinismo.
Accanto all'attività scientifica, Sermonti ha alimentato un fervido interesse per il mondo delle fiabe e dei miti, cui ha dedicato affascinanti libri in chiave astronomica, chimica e botanica. Non è controsenso, perché egli intuisce che ogni prassi e ogni conoscenza apparentemente nuova hanno dietro di sé, come ispirazione e come esigenza di vitale confronto, la verità eterna, la verità dei Profeti. La scienza moderna rifiuta questa dipendenza, e anzi vuole prendere il posto del più alto magistero, presentandosi ormai come unica verità, sebbene in continuo perfezionamento. È la presunzione dello scientismo, da cui possono derivare anche catastrofi o esiti mostruosi (come si avverte negli attuali allarmi per la clonazione umana e per le altre diavolerie da laboratorio).
Sermonti è convinto che la presunzione dello scientismo debba essere smontata per il bene dell'umanità, e a questo impegno dedica adesso un altro libro, Profeti e Professori, Di Renzo Editore, che raccoglie tre "commedie da tavolo", ossia tre dialoghi fra pochi personaggi che possono recitare seduti, senza scena. La forma, accattivante, è quella del processo, in cui è si contrappongono due verità: quella data storicamente per scontata, e quella che si nasconde dietro le apparenze ufficiali.
La prima commedia, quasi un giallo, rievoca la scoperta delle leggi della genetica, mostrando la cattiva coscienza dei professori d'Università, che hanno tentato di appropriarsi delle ricerche "ingenue" di un oscuro monaco, Gregor Mendel. La seconda esamina l'intercreativo della famosa fiaba di Hansel e Gretel, trascritta dai fratelli Grimm all'inizio dell'Ottocento. Come è noto, nemmeno le fiabe sfuggono alla furia indagatrice e demitizzante della critica moderna: e infatti uno studioso di questo secolo ha "scoperto" che la storia di Hansel e Gretel nasce da un fatto vero, da un processo per stregoneria svoltosi in Baviera nel Seicento; ma a questa "scoperta" segue nella commedia un'altra rivelazione: i giudici di quel processo "storico" ricalcarono in realtà, quasi parola per parola, una profezia di Ezechiele. Dov'è dunque la verità, nella favola, nella storia, o nella parola ispirata da Dio? Sta nel passato, nel presente, nel futuro oppure in un tempo da cui si inverano tutti i tempi?
La terza commedia è forse la più sorprendente e coinvolgente. I personaggi disputano sul senso della circolazione sanguigna e sulla sua scoperta, e noi apprendiamo tra l'altro che uno scienziato inglese mutò il suo punto di vista in seguito alla decapitazione di Carlo I e al passaggio del regime monarchico al repubblicano: abbandonò la sua teoria della sovranità del cuore e mise al suo posto un nuovo dominatore, il sangue. Sermonti tira fuori un altro asso dalla manica a proposito della famosa questione sui vermi nelle carni putrefatte, che gli "antichi" credevano si generassero spontaneamente, mentre i moderni hanno scoperto che nascono da uova depositate dagli insetti. Invece è una scoperta tardiva, già Omero lo sapeva, lo ha scritto chiaramente nell' "Iliade". Dunque il sapere è ancora più antico degli antichi; la verità guizza, imprendibile tra le luci e le ombre della storia. Fortunatamente qualcuno, come Sermonti, continua a seguirne le tracce tra l'indifferenza, l'ostilità, della maggiora degli studiosi.