D - la Repubblica delle donne, 9 aprile 2005, pag. 60

Sesso e intrighi in laboratorio

Silvie Coyaud

ROMANZI. Tre scienziati e una rivista internazionale mettono in letteratura, e sotto accusa, il mondo della ricerca
Mentre alcuni scienziati provano a far conoscere e amare il proprio lavoro all’opinione pubblica, complici enti di ricerca e facoltà universitarie che vorrebbero richiamare verso materie hard gli studenti che ovunque le preferiscono soft, altri scienziati pubblicano romanzi da non mettere in mano ai giovani, se mai fossero attratti dalla ricerca. Sul settimanale Nature, prestigioso ça va sans dire, si è concluso a Pasqua il feuilleton Schrödiger‘s Mousetrap, un giallo scritto da dieci ricercatori diversi, uno per puntata. Il titolo necessita una chiosa: La trappola per topi è la nota piéce di Agatha Christie, ma il nome di Erving Schrödinger è meno familiare. Era il fisico austriaco che negli anni ’30 immaginò questo esperimento: un gatto viene chiuso in una scatola insieme a un atomo radioattivo che, se decade, rompe una fiala di gas letale. Finché non decade – probabilità che si realizza quando lo si misura – l’atomo resta in due stati opposti e contrapposti proprio come il gatto è al contempo vivo e morto. Nel giallo di Nature invece la vittima è Rufus Jaeger. Parlandone da vivo, è un fisico geniale che si occupa di “entanglement” (un processo alla base dello strabiliante “effetto istantaneo a distanza”). Parlando da morto, i testimoni del delitto lo descrivono come una belva. L’ispettore Lister, sempre più sbalordito, apprende che Jaeger mortificava gli studenti più bravi, s’impossessava del lavoro altrui e prometteva avanzamenti di carriera in cambio di favori sessuali alle ricercatrici. I colleghi, accorsi a un congresso per vederlo presentare il suo ultimo esperimento, paiono ritenere che tutto sommato si meritasse quella brutta fine.
Anche Carl Djerassi, in Operazione Bourbaki (Di Renzo Editore), Piersandro Pallavicini (Feltrinelli) in Atomico Dandy e Renzo Tomatis in Il fuoriuscito (Sironi) descrivono la comunità scientifica in termini che fanno passare la voglia di entrarci. Djerassi, che per primo sintetizzò l’ormone servito per la pillola contraccettiva, mette in campo un narratore, il prof. Weiss, appena mandato in pensione all’età prevista e senza i complimenti ai quali ritiene di aver diritto. Con l’aiuto di una storica incontrata su una spiaggia dei Carabi, alla quale spiega la chimica del Dna in maniera che anche un lettore sprovveduto capisca, decide di vendicarsi. Chiama tre colleghi pensionati o sul punto di esserlo a spremersi insieme le meningi, a farne uscire un’invenzione sensazionale e pubblicarla sotto uno pseudonimo. Solo dopo sveleranno di esserne gli autori, dimostrando che si può avere 250 anni in quattro ed essere geniali lo stesso. Inventano la reazione a catena della polimerasi (tecnica con la quale si “amplifica” un frammento di Dna per poterlo analizzare) proprio come è accaduto davvero nel laboratorio che Djerassi dirigeva nei primi anni ’80. Dopodiché, però, il collettivo si spacca perché chi ha gettato il seme dell’idea esige i dovuti onori. L’autore fa comunque premiare e salvare quei narcisi egocentrici e ossessivi da due donne intelligenti e autonome (ma cosa ci trovano?). Come in altre opere di Djerassi, ci sono brevi inserti erotici. Ci vogliono, il “sesso fa vendere”, dice l’autore, però lui che con la pillola ha contribuito a trasformare i costumi sessuali di mezzo mondo, evita di scendere nei particolari.
Invece Piersandro Pallavicini, ricercatore nel campo della chimica supramolecolare e scrittore al quarto romanzo, ci si tuffa. Atomico Dandy somiglia alla pulp fiction dei suoi libri precedenti: l’eroe Vittorio Nuvolani beve, scopa, si droga. È stato un tantino fascista da studente, un tantino comunista da ricercatore alle prime armi, e uno snob decadente dagli hobby costosi che prostituisce sé e gli altri da quando è professore e dirige un laboratorio. Dati i numerosi impegni extralavorativi, non si capisce quando riesce a scrivere articoli per le riviste, intervenire ai convegni e compilare richieste di finanziamenti, insomma, l’occorrente per mantenersi nel lusso. Quando la ricerca si inceppa e lui tocca il fondo, ne viene issato fuori dall’ex moglie e da ex amanti (ma cosa ci trovano?), giusto in tempo per il Nobel.
Sotto la caricatura, Nuvolani sarebbe un caso vincente di “genio e sregolatezza”. Nella realtà è improbabile: è vero che una volta uscito dagli ospedali psichiatrici John Nash ha trovato una stanza all’università di Princeton, ma a un matematico bastano “A beautiful mind”, carte, penna e al massimo un computer, niente assistenti, laboratori o apparecchiature costose. Il biochimico Kary Mullis, che quando lavorava da Djerassi ha avuto l’idea della reazione a catena della polimerasi e per questa ha ricevuto il Nobel, si drogava, seduceva studentesse e incontrava extraterrestri: è stato presto emarginato, anche perché era troppo impegnato per farsi venire una seconda idea. Oggi dà conferenze in cui improvvisa strani rap sul clima che non cambia, l’aids che non c’entra con l’HIV o altri temi, a richiesta e a pagamento. Al contrario Operazione Bourbaki e Atomico Dandy, Il fuoriuscito è realistico. Renzo Tomatis è l’oncologo torinese che si era bruciato la carriera in Italia per aver raccontato i soprusi dei baroni e concorsi truccati in un primo romanzo (Il laboratorio). Accolto negli USA a braccia aperte era rientrato in Europa per dirigere l’Agenzia della ricerca contro il cancro fondata dall’Oms a Lione. In altri scritti ha poi attaccato le mode e i dogmi dettate da pochi autorevoli personaggi e i ricercatori conformisti che le seguivano, sprecando tempo e denaro. In questo ultimo libro, pare andare oltre e condannare tutta la ricerca di base legata alla medicina: quella compromessa dai finanziamenti di aziende private e anche quella “pura” ormai segregata in un universo auto-referenziale, lontano anni-luce dal paziente e dai suoi bisogni. Il protagonista e pochi amici combattono ancora lo strapotere delle multinazionali e l’”aziendalizzazione” degli ospedali. Però invecchiano e nessuno viene a dar loro il cambio.
Chiusi questi libri, qualcuno si chiederà se per caso la ricerca sia riservata ai venduti, agli assetati di potere e persino di sangue. Prima di rispondersi, si procuri l’antidoto segnalato nel riquadro in basso. [...]