Libertà, sabato 26 marzo 2005

La scrittrice Spadi a Ziano

«L’Olocausto, specchio delle nostre responsabilità»

M.M.

Conservare la memoria di quello che è successo affinché certe esperieze non si ripetano in futuro. Così è stato presentato in municipio a Ziano il libro “Le parole di un uomo” (Di Renzo Editore, Roma), della giornalista e scrittrice Milvia Spadi. «Riflettere sull’olocausto – ha detto la giornalista che è intervenuta all’incontro organizzato all’interno dei festeggiamenti per il 60° dalla liberazione – è un tema ancora oggi difficile, che ricorda orrori e costringe tutti noi a guardare in faccia alle nostre responsabilità». La giornalista ha spiegato come è nato il libro. «Intervistai Levi nell’’85 – ha ricordato la Spadi – subito dopo l’uscita del suo ultimo libro “I sommersi e i salvati”». Da quell’intervista, l’ultima di ampio respiro concessa da Levi prima della sua morte, nacque il libro che l’altro pomeriggio la giornalista ha presentato a Ziano. Durante quel dialogo di oltre due ore i due conversano non solo dell’olocausto, ma anche di temi come il terrorismo, l’emigrazione, il razzismo ed i rapporti personali dello scrittore con la sua famiglia. Ne nacque una sorta di parallelismo dove lo scrittore tenta di leggere l’attualità con gli occhi di chi ha vissuto l’esperienza dei lager e di che «sente la necessità di tornare a scrivere di quella esperienza per non dimenticare e per tentare ancora una volta di capire quello che è accaduto».
A Ziano la scrittrice ha proposto al pubblico l’ascolto di alcuni brani registrati di quell’intervista. Alla domanda cruciale «Cosa dobbiamo fare?» lo scrittore risponde:«conservare l’intelligenza e il nostro senso critico contro le ideologie e i profeti che vendono illusioni». Ed è esattamente ciò che la Spadi tenta di fare nel suo libro. «Ho raccolto il testimone lasciatomi di Levi durante quell’intervista» ha spiegato la scrittrice «e ho scritto questo libro perché possa farci riflettere«. «In un mondo sopraffatto dalla comunicazione ed in cui ogni giorno di più le persone vengono declassate a “cose”, proprio come avvenne all’epoca del nazionalsocialismo, è importante ragionare con la propria testa e tentare di capire se nella società odierna c’è qualcosa che assomiglia a ciò che è già successo». Partendo da quell’intervista la giornalista ha messo poi insieme testimonianze diverse: la figlia di un deportato, il figlio di un SS, un’ex deportata, ed altre ancora che propongono la loro visione aggiungendo al racconto di Levi la propria storia eccetera. Se ne ricava un dialogo collettivo dove al centro di tutte le esperienze sta il rapporto di ogni personaggio con la storia. «C’è chi tenta di capire» ha detto la Spadi «chi nega e chi è troppo lontano da quelle esperienze».
Al termine il sindaco Enrico Franchini ha ricordato »l’importanza di trasmettere ai posteri ciò che è successo perché ciò che è stato non si ripeta». L’incontro è stato introdotto dal responsabile della biblioteca Ivo Pozzi.