Il Corriere Laziale, venerdì 28 marzo, pag. 11

Le parole di un uomo – Incontro con Primo Levi

Giunto alla 2° edizione, il volume di Milvia Spadi

Stefania A. Coco

All’Anniversario dell’Eccidio delle Fosse Ardeatine, il 24 marzo, è stato presentata, presso la Biblioteca Appia, la 2° edizione del volume di Milvia Spadi: “Le parole di un Uomo” [Di Renzo Editore, Roma]. Presenti per l’occasione Piero Terracina, testimone dell’olocausto, Franco Mivona produttore e la stessa autrice Spadi. “Siamo stati capaci noi reduci, di comprendere e a far comprendere la nostra esperienza?”, con questa domanda si apre il secondo capitolo de “I sommersi e i salvati” di Levi. Milvia Spadi, con un’intervista a Primo Levi registrata a pochi mesi dalla sua scomparsa, tenta di dare una risposta alla domanda a cui Levi non ha saputo rispondere. Seguendo la traccia degli argomenti trattati nell’intervista, un gruppo di persone diverse tra loro (ragazzi di una scuola, il figlio di un SS, un’anziana reduce da Auschwitz) vengono intervistati proponendo la loro visione dell’olocausto aggiungendo al racconto di Levi le proprie esperienze, aprendo così anche tematiche indirettamente attinenti al tema: il terrorismo, l’immigrazione. Le impressioni che emergono sono diverse, Giammarco è il primo dei ragazzi a commentare, sostiene che Levi non lasci mai trapelare odio nel suo testo, e si chiede se ha sentimenti negativi verso le persone che gli hanno fatto del male. La risposta è che si riesce anche a non odiare, soprattutto se si hanno convinzioni di base, non attribuendo una colpa diretta a una persona specifica, ma cercando la colpa generale considerando il fatto che anche noi potremmo trovarci un giorno in quella situazione. Quegli eventi non sono così lontani da noi – continua -, e ce lo conferma la cronaca degli ultimi giorni, neanche il racconto di Levi è così lontano. È questa la sottile trama che collega l’evolversi dell’intero testo impressioni, speranze, opinioni di ragazzi e non, storie dei nostri giorni che si susseguono in un ritmo incalzante. Le frasi sono semplici e ogni parola racchiude un significato degno della massima attenzione del lettore, una in particolar modo è a mio avviso un anello di congiunzione tra i vari pezzi riportati recita così “mantenere vivo il ricordo è il nostro obiettivo, far capire alle giovani generazioni che cosa è successo, creando la base necessaria per far sì che in situazioni di instabilità non si abbraccino falsi miti”. Incentrato sul rapporto tra passato e presente il fine del testo presentato è non far mai dimenticare, in particolar modo a coloro che rappresenteranno il domani, il dolore, l’angoscia di chi è perseguitato pur essendo un uomo, un ebreo, o un figlio della colpa e del dolore. la coscienza dell’uomo che ha vissuto quella terribile persecuzione potrà mai perdonare? A noi per il momento il compito di ricordare e far sì che la memoria possa non far commettere più tali orrori.