Guidoni al Liceo Scientifico L. Spallanzani

Claudia Montagna, Classe IV B Liceo Scientifico L. Spallanzani Tivoli

Tivoli - 27 novembre 2002

È atterrato lo Shuttle in una scuola di Tivoli Anche i licei viaggiano nello spazio Non 80, ma 60 minuti per girare intorno al mondo con Guidoni.

Sono le ore 10.00 e l’Aula Magna del Liceo Scientifico “L.Spallanzani” di Tivoli è affollata di studenti e professori in attesa dell’affascinante racconto per cui l’astronauta Umberto Guidoni è stato invitato. Presenterà il libro: Il giro del mondo in 80 minuti della Di Renzo Editore. L’impazienza degli ascoltatori è presto svanita: dopo un sintetico ma esauriente discorso introduttivo della Preside Prof.ssa Luisa Rettighieri e dell’alunna Giusy D’Alessandro, che hanno ricordato i primi passi di Neil Armstrong sulla Luna (cammino simbolo del progresso dell’intera umanità) la parola è passata all’ospite d’onore, un uomo dal sorriso simpatico e un po’ imbarazzato dagli elogi che la nostra Preside non manca di rivolgergli. Prima di fare il resoconto della sua esperienza, Guidoni ha espresso le aspettative e gli obiettivi futuri che la ricerca spaziale vuole raggiungere: fra tutti quello di arrivare su Marte, speranza non troppo utopica se si continua a lavorare con assiduità. L’opera iniziata già da diversi anni, e a cui lo stesso Guidoni ha portato il suo contributo, riguarda l’allestimento di una Stazione Spaziale Internazionale (ISS) permanente all’interno della quale saranno garantite condizioni di vivibilità a squadre di sette astronauti. Tale Stazione , nata nel 1998, sarà costruita grazie agli Space Shuttle inviati appositamente per il suo completamento. “Al momento siamo a metà dell’opera” afferma Guidoni “e tre persone si trovano in uno dei moduli progettati che costituiranno l’intera Stazione. I volumi abitabili sono ancora limitati ma, grazie alla collaborazione di molti Paesi europei (tra cui l’Italia), di Canada, Giappone e Brasile, una volta terminato il lavoro di assemblaggio, si potranno svolgere esperimenti scientifici nello spazio”. La missione STS-100, a cui ha partecipato Guidoni, si è svolta nell’aprile 2001 a bordo dello Shuttle Endeavour, insieme ad una squadra composta da rappresentanti di diverse Nazioni. L’astronauta italiano, oltre ad aver partecipato attivamente all’opera di assemblaggio della Stazione, è stato anche il primo europeo a mettervi piede. All’interno della navetta, a parte l’equipaggio, era contenuto il modulo Raffaello, che sarebbe stato poi agganciato alla ISS. Grazie all’aiuto di sofisticate telecamere, che hanno ripreso l’intera missione, anche noi abbiamo potuto compiere virtualmente il viaggio durato 13 giorni. Durante la visione del filmato, che ha accompagnato il suo racconto, Guidoni ci ha subito fatto notare le ingombranti tute indossate dall’equipaggio: pressurizzate, resistenti al fuoco ma che permettevano una visibilità limitata. La parte più emozionante è stata la partenza dello Shuttle: inizia il count-down. Il gigantesco razzo parte dalla base Cape Kennedy, sulle coste dell’Atlantico. A una certa altezza, i due motori a combustibile solido si separano e saranno poi recuperati in mare. Prima di arrivare nei pressi della Stazione, lo Shuttle ha compiuto diverse orbite, tutte della durata di 90 minuti, grazie a cui è stato possibile fotografare le immagini surreali di tramonti e vedute del nostro pianeta. Una volta giunti alla ISS, due astronauti escono dall’Endeavour dotati di speciali tute e si accingono a sollevare il braccio meccanico per raggiungere la Stazione facendo uso di viti della lunghezza di 1m ciascuna. Terminata l’operazione come previsto, l’equipaggio fa visita ai colleghi presenti da un mese nella ISS. All’interno dell’abitacolo è stato molto divertente renderci conto visivamente di cosa significhi attraversare un lungo tunnel di collegamento solo grazie a una semplice spinta iniziale e quanto sia poco faticoso fare i “facchini” nello spazio: è sufficiente lanciare gli scatoloni da una parte all’altra senza neanche compiere lo sforzo di sollevarli! Lo sport in orbita ha provocato altrettanti sorrisi di noi studenti, provocati dalle immagini degli astronauti che, fluttuanti nella navetta, hanno realizzato esercizi ginnici divertenti ma certamente inconsueti… L’ultimo giorno di permanenza nell’Endeavour si è concluso con una cena hawaiana (accompagnata da una adeguato abbigliamento) per salutare l’altro equipaggio e festeggiare la missione che, nonostante degli imprevisti tecnici, si è conclusa come sperato. Il rientro nell’atmosfera ha provocato il fenomeno della sfera di fuoco che ha avvolto la navetta al momento dell’impatto con una temperatura di 1500°C. Giunti alla base NASA, si è fatto uso di uno specifico paracadute per rendere più morbido l’atterraggio. Gli astronauti, raggianti, hanno fatto capolino dal portellone e hanno impiegato alcuni giorni per abituarsi di nuovo alle condizioni fisiche terrestri. Qui si è concluso l’avvincente filmato che ci è stato gentilmente proposto e, dopo avere lasciato spazio alle domande di alcuni studenti, la Conferenza si è conclusa. L’incontro con Umberto Guidoni ci ha emozionato, soprattutto ci hanno impressionato le immagini del nostro pianeta, che certo ci hanno lasciato, per la loro bellezza, senza parole, ma che hanno rivelato anche come sia incosciente l’uso che ne stiamo facendo: i numerosi incendi e il buco nell’ozono sono visibili anche dallo spazio. Le immagini rimarranno sicuramente impresse nella nostra mente, immagini di un pianeta molto fragile di cui bisogna aver cura dato che, come ha detto lo stesso Guidoni, “per il momento è l’unica astronave che abbiamo!”