Roma, 13 marzo 1999

La biografia romanzata della figlia di Augusto

Annamaria Sabini Liberatori

Alla libreria Bibli di Roma è stato presentato il libro di Antonella Tavassi La Greca, La pedina di vetro.

Lo scrittore Erri De Luca ha intrecciato con l’autrice un simpatico dialogo, in cui l’ha sollecitata a rispondere con la voce di Giulia, la figlia dell’imperatore Ottaviano Augusto, protagonista del volume. E Antonella Giulia ha raccontato la sua storia: «Ero una bambina di piacevole aspetto, dotata di spirito. Non avevo ancora dieci anni che ero già sfuggita a due fidanzamenti ufficiali. In realtà, sulla scacchiera politica valevo quanto una pedina di vetro nel gioco dei “latruncoli”». Si comincia così a delineare la figura di questa donna la cui vita sembra all’inizio aver regalato tutto: un padre che l’adora, un primo marito, Marcello, combattente e amante appassionato, onori, lusso.Ma in un susseguirsi di colpi di scena dal taglio nefasto, tutto le si ritorce contro. Un “fatus atrox” si accanirà contro di lei persino il padre l’allontana per sempre da se relegandola in un amaro esilio a Pandataria (oggi Ventotene), i suoi amati figli moriranno, di una morte solo in apparenza naturale, forse avvelenati. Il libro è l’affresco di un’epoca d’oro della storia romana ed anche il monologo in cui la vittima, Giulia, cerca i motivi delle oscure trame che hanno capovolto il suo destino. Di fronte a questa bella figura femminile, prigioniera nel ruolo di “matrona romana” viene da pensare all’Albatros di Baudelaire, magnifico uccello a disagio fra i marinai che lo sbeffeggiano. È un libro colto, basato su fonti storiche, la scrittura fluida, tanto che lo si legge di un fiato, fino al tragico epilogo. Il campione di scacchi Kasparov ha definito il gioco degli scacchi uno dei più violenti ed in effetti a Giulia, fragile pedina di vetro, è usata violenza. Complotto, invidia, maldicenza? Il “giallo” a tutt’oggi è irrisolto. Antonella Tavassi interroga gli storici del tempo per indagare la valenza politica dell’esilio di Giulia. Ma il romanzo non è solo questo. Fra illustri personaggi, avvenimenti incalzanti, mitologia, si aprono squarci di poesia, come quando Giulia da bambina si rannicchia, allo scoppiare di un temporale, accanto al padre imperatore, per respirare l’odore di quel grande uomo, seguendo un istintivo, legittimo desiderio di figlia, inconsapevolmente già donna, però come leggiamo in calce alla prima pagina «nulla può durare in eterno…». (Di Renzo Editore, pagg. 220)