Enel.it, magazine, giugno 2004, ReS

Il demone numerico di Toth

Silvia Del Vecchio

(Imre Toth, Matematica ed emozioni, Di Renzo Editore 2004, pag. 72, euro 9,00)

ROMENO per caso, di famiglia ebrea, amante dell'Italia, filosofo-matematico e professore in prestigiose università europee e d'oltreoceano. È Imre Toth che si racconta sotto una luce particolare, quella dei sentimenti dell'animo umano intrecciati al sapere storico e scientifico. E lo fa in un breve saggio di facile lettura voluto dalla casa editrice Di Renzo per la collana "I dialoghi", frutto di approfondite discussioni tra l'editore e l'autore sviluppate con estrema chiarezza e semplicità. Una vita movimentata, scorsa attraverso la lente degli eventi politici dell'epoca e la sua grande passione per la matematica. In poco più di sessanta pagine, prendono forma i ricordi, in una sorta di ritratto autobiografico, mescolati a passaggi storico-filofofici e a diverse riflessioni sociologiche e scientifiche. Il quadro che ne viene fuori è complesso ma per nulla tecnico o faticoso. Toth si racconta senza veli, a cuore aperto e con la volontà di denunciare laddove è necessario farlo. Matematica ed emozioni si può leggere tutto d'un fiato oppure ritrovarvi tanti agganci per ulteriori approfondimenti e considerazioni. Ma ciò che rende unico questo volumetto è la capacità di trattare la matematica - la più scientifica delle materie - con intensa spiritualità.
Imre Toth è nato nel 1921 a Szatumare, in Romania, dove all'epoca abitava una grande comunità ebraica. Nacque lì per puro caso, racconta nelle prime pagine del libro. I suoi genitori si erano rifugiati in quell'area per sottrarsi alle persecuzioni antisemite. Ma Toth non sente nessun affetto per il suolo natale. La parola "patria" non è nel suo dizionario, non evoca nulla: nessuno sceglie la propria patria, semplicemente si precipita da qualche parte, sulla Terra, come una pietra. Già dalle prime righe del nuovo saggio edito dalla romana Di Renzo si afferra il senso del ragionamento che poi si chiarirà più avanti: l'importanza e la dimensione profonda della libertà umana. «Se dovessi scegliere una patria», prosegue l'autore, «opterei per l'Italia, (…) l'unico luogo umano dove mi sento "a casa", dove sono tra gente che mi capisce». In Romania, invece, Toth si è sempre sentito solo tra "stranieri", disprezzato, odiato, anzi non si è mai sentito un essere umano. Il padre, Abraham Roth, era cresciuto in un villaggio ungherese famoso per i suoi cavalli, era diventato ufficiale d'artiglieria a cavallo dell'esercito asburgico e aveva combattuto la Prima Guerra Mondiale sul fronte italiano. La madre, sedicenne, era volontaria come crocerossina al fronte quando conobbe il padre, tra i feriti dell'ospedale. E lui, Imre "Toth", cambiò il suo cognome correggendo la R in T su tutti i documenti, scritti rozzamente a mano.
Nel raccontare alcuni avvenimenti familiari e della sua adolescenza, il professore matematico arriva presto al primo concetto a lui caro, la scelta del proprio daimòn, quell'entità indefinibile che viene sbrigativamente tradotta con i termini "personalità" o "stile di vita". Platone, in La Repubblica, afferma: «Quando qualcosa non va, gli dèi non hanno colpa: sei tu che hai scelto il tuo daimòn». È ciò che rende ogni biografia unica, personale, diversa da ogni altra. Tutto dipende dal proprio daimòn, anche giudicare gli eventi storici. Tra circostanze di vita drammatica, fughe, condanne, prigionie, evasioni, Toth introduce la sua visione della matematica: un événement de l'esprit, immerso nel quadro etico-politico della presa di coscienza della libertà.
«Non sono mai stato attratto dalla ricerca di soluzioni di problemi matematici, né a risolvere quei rompicapo sofisticati, che sono veramente magnifici nella loro stupefacente semplicità e profondità», scrive l'autore nell'introdurre il capitolo sul suo rapporto con questa materia. E prosegue: «Mi sono dunque sempre interessato a quella che chiamo la dimensione metafisica della matematica, e che per i miei amici era invece una perdita di tempo. (…) Se la matematica ti spinge a trovare dei problemi e a risolverli, la grande tragedia, il grande problema nella vita di un essere umano non è quello di produrre problemi complicati e soluzioni sofisticate, ma cose interessanti, che abbiano un valore scientifico, e questo è più difficile». Attraverso varie citazioni, assiomi ed esempi, Toth arriva a spiegare che anche la matematica risale alla dimensione profonda della libertà umana. È l'espressione di un libero arbitrio che si manifesta nella creazione di mondi diversi che esistono grazie ad un atto di cui solo l'uomo è capace: la negazione. Nella filosofia europea tale atto ha un valore fondamentale, è la più alta espressione della libertà, secondo Nicola Cusano, una gigantesca forza che è propria solo dell'Io, secondo Hegel. E in matematica la negazione acquista un ruolo trasparente e palpabile, producendo una forma specifica di essere. La produzione di mondi concreti attraverso la negazione è uno dei misteri della geometria non euclidea, al cui studio Imre Toth si è da sempre dedicato.
Passando da Platone a Cusano, da Aristotele a Spinoza, dagli Elementi di Euclide alle pagine degli scrittori Flaubert e Allan Poe, il libro si chiude lasciando libere una serie di emozionanti riflessioni sull'unicità di essere uomini, dotati della capacità di interpretare e manipolare un testo, di esprimere reazioni emotive davanti alla bellezza di un'idea, di definire il necessario dicendo "no" alla costrizione, dando vita ad una nuova concezione.