Tra la scienza e l’arte un matrimonio possibile

Franco Prattico

La scienza avanza, scopre nuovi aspetti della realtà, spesso sconvolgendo le certezze consolidate del senso comune. Stupisce e allarga a dismisura il potere dell'uomo sulla natura. Eppure "la visione scientifica attuale (nel suo complesso) è antiquata e ingannevole". Lo sostiene Ervin Laszlo, singolare figura di filosofo ed epistemologo, a metà strada tra l'artista e lo scienziato, che è stato collaboratore di Aurelio Peccei nel "Club di Roma" (l'organizzazione internazionale che per prima dimostrò i limiti planetari dello sviluppo), consulente per l'ambiente delle Nazioni Unite, e ora fondatore e organizzatore del "Club di Budapest". Un pensatore da sempre portatore di idee e progetti in bilico tra scienza ed utopia. Laszlo era originariamente destinato, in realtà, a fare il musicista: nato in Ungheria, vincitore giovanissimo (a quindici anni) del Concorso musicale internazionale di Ginevra, era emigrato con la madre negli Stati Uniti dove aveva dato inizio a una brillante carriera di concertista. Ma fu più forte, per il giovane pianista ungherese, il richiamo della filosofia e della scienza: entrato a Yale, si appassionò alla teoria dei sistemi, al rapporto tra la scienza e l'uomo, alle riflessioni sull'evoluzione. Ma anche la carriera universitaria gli andava stretta: divenne il rappresentante, quasi simbolico, di un nuovo tipo di intellettuale, che si sforza di coniugare il rigore dei saperi specialistici scientifici con una visione globale, umanistica, spesso (anche eccessivamente) audace. Oggi Laszlo - che, anche in obbedienza a uno stile di vita coerente coi propri principi, ha abbandonato le Nazioni Unite e si è trasferito in Toscana - si confessa, in una breve biografia, nel contesto di una originale collana, "I Dialoghi", una serie di smilzi volumetti sulle cui pagine il protagonista di turno (da Margherita Hack a Edoardo Boncinelli, da Alfonso Maria Di Nola a Emmanuel Anati, a Toraldo di Francia, Clara Sereni e numerosi altri) fa il punto della propria vita e - principalmente - mette a nudo la "monomania" che c'è dietro la vocazione dello scienziato, dell'artista, del pensatore, la ricerca di una saldatura tra la ricerca e la vita. Nel caso di Laszlo, il nodo centrale della sua ricerca e del suo impegno civile è la individuazione del livello di consapevolezza che la scienza moderna ("la forza più potente tra quelle che modellano oggi il mondo") ci offre, non solo della natura, ma anche del nostro ruolo in essa. Senza dubbio la scienza rappresenta la cultura della nostra epoca, così come le tecnologie che ne discendono modellano potentemente il nostro modo di vita. Ma essa ci da una visione corretta della realtà? Paradossalmente, secondo Laszlo, sì, ma senza esserne consapevole. La scienza moderna, nelle sue teorie più fondamentali, ci avvicina alla scoperta e a una comprensione della logica più profonda del cosmo e della vita. In particolare fisica e cosmologia tendono a superare i concetti basilari della scienza classica, quelli di materia, spazio, tempo. La relatività ci descrive un mondo dove spazio e tempo, non più contenitori assoluti, sono modellati dalla velocità del sistema di riferimento dell'osservatore e la massa incurva lo spazio attorno a sé; la meccanica quantistica fa emergere una visione del Tutto lontana dal senso comune, dall'approccio dei nostri sensi, un vuoto fluttuante brulicante di energia che si condensa in particelle, che è il vero substrato della materia percepita dai nostri sensi limitati. Nel determinare i risultati delle misurazioni, entra in gioco la coscienza dell'osservatore, che nella visione classica era stato relegato a un ruolo esterno ai fenomeni che si osservavano e riproducevano, trasformando lo sperimentatore in una sorta di Dio indifferente e impassibile. "Nell a visione emergente della nuova fisica - sostiene Laszlo - la realtà non è materiale. Non esiste la "materia assoluta", ma solo un assoluto campo energetico virtuale, che genera materia". Il Tutto si struttura per gradini crescenti di complessità, integrati l'uno con l'altro, fino a quel culmine che (per ora) è la coscienza umana, "il sistema più vicino a noi ma più difficile da comprendere". Niente è separato dal resto: "L'Universo - scrive - alla luce della nuova scienza somiglia più a un organismo vivente che a una roccia muta. Un Tutto senza giunture che evolvendosi produce le condizioni per l'emergere della vita e della coscienza. Noi siamo parte di questo processo evolutivo, della cattedrale in perenne costruzione della Natura", che potrebbe comprendere il succedersi di diversi Universi, ognuno dei quali conserva nei suoi automi la "memoria" di quelli che l'hanno preceduto. Niente quindi è prodotto del caso, nell'evoluzione dall'energia alla materia, agli organismi: "La vita non è casuale - afferma - e non è semplicemente riducibile alla sua chimica; e le pulsioni della vita umana, e quel fenomeno irriducibile che è la coscienza, vanno ben al di là del sesso e dell'autogiustificazione". Una visione che - integrando i risultati più avanzati delle diverse discipline - offrirebbe quindi una visione cosmica del Tutto "come risultato di uno stupendo processo di autocreazione non casuale, non ancora concluso...". E' questa, afferma Laszlo, la "nuova scienza" che si sta profilando nell'integrazione delle diverse discipline, che però tuttora, chiuse nel loro particolare, prigioniere di un angusto riduzionismo, non riescono a vedere. Eppure, proprio dalla logica sottostante alla nuova "scoperta del mondo" operata dalle discipline d'avanguardia, scaturisce non solo una immagine dell'Universo come una solenne costruzione in continua evoluzione, ma anche un nuovo senso della responsabilità dell'uomo, che di questa costruzione è parte integrante. Una nuova etica non può che partire da questa consapevolezza, che impone livelli crescenti di responsabilità e di integrazione tra gli esseri umani. Per raggiungere questo traguardo, però, occorre cambiare la nostra mente, scrive il filosofo ungherese. E in questo quadro, accanto alla scienza, l'arte potrebbe giocare un ruolo decisivo per la formazione di una coscienza planetaria: "L'arte è onnipresente nella società, foggia le città con l'architettura, parla al cuore con la musica, intrattiene, interroga e informa... E' la creatività umana, che attinge alle stesse fonti della scienza". Sarà il connubio tra arte e scienza, secondo il filosofo ungherese, a fare emergere un nuovo, creativo rapporto, tra gli uomini e il mondo.

Libri citati:
Ervin Laszlo - L’uomo e l’universo
Margherita Hack - Una vita tra le stelle
Edoardo Boncinelli - A caccia di geni
Alfonso Maria Di Nola - Attraverso la storia delle religioni
Giuliano Toraldo Di Francia - In fin dei conti
Clara Sereni - Da un grigio all’altro