Almanacco della Scienza, n. 3 mercoledì 15 febbraio 2006, Scaffali

Viaggio nello spazio in compagnia di Guidoni

Fabrizio Casa

(Umberto Guidoni, Il giro del mondo in 80 minuti, Di Renzo Editore)

“Io credo che se ogni abitante della Terra facesse un giro in orbita sullo Shuttle si renderebbe conto delle condizioni del Pianeta e capirebbe che bisogna agire alla svelta per preservarlo”.
Questa bellissima e significativa utopia, che è anche un preoccupato appello ambientalista, viene da chi là sopra ci è stato di persona, l’astronauta Umberto Guidoni, che racconta la sua avventura in un libro istruttivo e avvincente. Il volume non è altro che il compendio degli incontri che l’astronauta italiano tiene frequentemente con studenti, sia liceali che elementari, in cui commenta il video con le affascinanti immagini della sua impresa, rendendola comprensibile agli occhi di chiunque.
Nel libro, attraverso la nuda cronaca e delle bellissime foto, Guidoni ci porta all’interno della navetta spaziale e ci fa toccare con mano tutto lo stupore, ma anche il piacere, che egli stesso ha provato nel partecipare alla missione. Se la vicenda è appassionante come lo è qualunque impresa in condizioni estreme, sono i piccoli particolari a rendere umani i sette uomini di varie nazionalità che costituivano l’equipaggio.
Ecco come l’astronauta italiano descrive i suoi “sogni d’oro” durante il turno di riposo, grazie all’assenza di peso “che mi permetteva di assumere posizioni confortevoli galleggiando a mezz’aria senza nemmeno sfiorare il materasso, che difatti non c’era proprio.” Oppure ricorda che “guardando la Terra dal di fuori si ha un forte senso di straniamento, non si appartiene più a quel Pianeta, ma piuttosto allo spazio cosmico. La prima volta che ho guardato fuori dalla cabina sono rimasto abbagliato dai magnifici colori della Terra”.
Tutto il volume è pervaso da un punto di vista che si sdoppia e si riunisce continuamente: quello dello scienziato e quello dell’uomo, entrambi consapevoli dell’importanza del traguardo conseguito, ma soprattutto di rappresentare nella missione l’umanità intera, senza distinzione di bandiera, ideologia o religione. Come acutamente ha sottolineato Guidoni, lui e i suoi compagni, apprestandosi al rientro sulla Terra, parlavano di ritorno a casa, non in Italia, Stati Uniti o Russia.